Leda,
mia nonna
Egregio Sig.Accame,
mi è stato segnalato l'articolo per Leda Rafanelli apparso a sua firma
sulla rivista "A" del 1° febbraio 2001.
Le dirò subito che io non sono una lettrice imparziale, perché nipote
di Leda, figlia primogenita dell'unico figlio avuto da Giuseppe Monanni nel 1910.
Sono stata io, tre anni fa, a riordinare e catalogare in qualche modo le sue opere
per dare il tutto in deposito conservativo all'archivio Berneri di Reggio Emilia.
E mentre facevo questo lavoro, stavo a rileggere brani di romanzi, opuscoli, manoscritti
inediti di ogni genere, commedie e soprattutto prose ritmiche, poesie, fiabe.
Le fiabe, ecco, sono state quelle che maggiormente mi hanno commosso per la loro
freschezza, anche a distanza di quasi un secolo. Pensi che quando avevo 6 anni
mi mandò per mesi una lettera al giorno, con una fiaba a puntate, scritta
solo per me!
E allora mi ha dato un po' fastidio quella sua ironia quando dice che prima sposa
un tipografo, e poi cambia compagno per unirsi a Monanni, un altro tipografo...
Non so, anzi a me sembra bello che una giovane donna autodidatta che si era formata
sui libri che divorava lavorando a sedici anni in tipografia, vedesse il suo avvenire
solo ed esclusivamente in quelle che Lei definisce "folli imprese editoriali",
che a me sembrano invece qualcosa di epico.
Il famoso viaggio in Egitto che cambiò tutta la sua vita avvenne quando
Leda aveva 20 anni. La contraddizione fra fede anarchica e fede musulmana, che
scandalizza evidentemente gli esperti benpensanti di oggi, fa parte di una serie
di contraddizioni insite nel suo carattere e formano il suo fascino che resiste
ancora oggi al tempo.
Lo sa che tanti giovani, coetanei di mio figlio, mi chiedono i suoi scritti perché
trovano che fu un personaggio unico? Lei stesso le riconosce purezza di cuore,
onestà ed intelligenza. Questa fu Leda: sempre coerente con le sue scelte
impossibili e fedele alle sue idee che fino al giorno della sua morte difese in
assoluta solitudine, ma certa dell'amore dei compagni.
E se lei, signor Accame, avesse avuto il privilegio di conoscerla e di farsi leggere
la mano ... creda, non l'avrebbe mai dimenticato.
Un'ultima cosa. Come andò con Mussolini? Ebbe un intimo rapporto con lui?
Io dico di no, primo perché a me, sua nipote prediletta, l'avrebbe detto;
secondo, perché Mussolini le parlò della sua "domestica tribù"
dicendo che doveva portarli al mare. E fra tante idee "peregrine" di
Leda c'era, fondamentalmente, questa: mai rovinare una famiglia.
Ma in fondo, ha poi tanta importanza?
Con i migliori saluti
Vega Monanni
(Gallarate - Va)
Singolare
e affascinante
Sono una studiosa di Leda Rafanelli: mi sono laureata in lettere con una tesi
sulla produzione narrativa della scrittrice pistoiese e attualmente sono impegnata
nel Dottorato di ricerca in "Storia delle scritture femminili" all'Università
di Roma "La Sapienza" con un progetto di ricerca incentrato su Leda
Rafanelli e le intellettuali anarchiche del primo ventennio del Novecento.
Ho letto con attenzione e interesse l'articolo di Felice Accame contenuto nel
n. 269 di febbraio 2001 e sento il bisogno di esporre alcune considerazioni.
Se da un lato sono felice di constatare che finalmente si torna a parlare di questa
singolare e affascinante figura di donna (durante i primi tempi della mia ricerca
ho sofferto molto a causa della carenza di notizie, studi critici, informazioni
riguardanti lei), dall'altro, tuttavia, mi rattrista il fatto che si parli di
lei sempre negli stessi termini, ossia valutando la sua esperienza quasi esclusivamente
in relazione al suo rapporto con Mussolini.
Il lungo percorso esistenziale ed intellettuale di Leda Rafanelli non può
essere sempre e soltanto circoscritto, limitato a questo unico avvenimento.
Occorre a questo punto andare oltre, cercare di approfondire altri aspetti della
personalità di Leda,
per coglierne le sfumature più nascoste e dare conto della sua complessità.
Leda Rafanelli fu anarchica individualista, musulmana, donna, femmina, madre e
nonna. Fu un'infaticabile scrittrice e lasciò ai suoi eredi molte opere
inedite da sistemare e conservare. Tali materiali, concessi in deposito conservativo
all'Archivio Famiglia Berneri - Aurelio Chessa (Reggio Emilia) dalla nipote di
Leda Rafanelli, Vega Monanni Berio, rappresentano una grande ricchezza poiché
svelano qua e là frammenti di una vita assolutamente straordinaria.
Credo che sia necessario partire proprio da questi testi per poter ricostruire
globalmente e fedelmente l'esperienza politica, letteraria e privata di Leda Rafanelli.
Vorrei concludere auspicando che l'interesse per questa figura non si affievolisca
e che riesca a mettere in luce tutte quelle zone ancora in ombra della sua personalità.
Vi porgo cordiali saluti
Alessandra Pierotti
(Roma)
Leda,
un'esigenza di verità
Carissimo Paolo,
ho letto con molto interesse l'articolo di Accame e i successivi interventi su
Leda Rafanelli, per la quale ho un particolare interesse, anche se non ho avuto
occasione di conoscerla personalmente. Però anch'io, allora diciottenne,
ho avuto una breve corrispondenza con Leda Rafanelli e conservo delle sue lettere
ed altre che lei aveva scritto a Maria Luisa Pellegrini in Pastorello a Fos sur
mer. Naturalmente queste lettere sono a disposizione dei compagni e degli studiosi.
Ho avuto occasione di leggere alcuni suoi libri, compreso Una donna e Mussolini
(ed. 1975), che se ben ricordo forse recensii anche da qualche parte, e quando
cominciai l'attività editoriale nell'elenco dei libri che avevo intenzione
di pubblicare c'era anche un testo della Rafanelli. Purtroppo il progetto non
l'ho ancora realizzato, ma non è stato nemmeno abbandonato... prima o poi
è probabile che ristamperò qualcuno dei suoi libri.
Naturalmente non scrivo per questo, ma per dirti che mi ha molto sorpreso un passaggio
della lettera di Maurizio Antonioli, e mi ha sorpreso proprio perché lo
stimo. Dice di conservare gelosamente la registrazione di un'intervista con Leda
Rafanelli, che però non ha nessuna intenzione di rendere nota.
Come mai? Non riesco assolutamente a capire e a giustificare – né
politicamente, né umanamente, né storicamente – questa sua
decisione.
Io, invece, sono del parere che sia dovere dello storico e, soprattutto, del militante,
rendere noto il materiale del quale è in possesso ed anche per questo mi
permetto amichevolmente di invitare Antonioli a pubblicare quanto in suo possesso
e a sua conoscenza per lumeggiare la figura, interessante e contraddittoria allo
stesso tempo, della Rafanelli. È un'esigenza di verità, di storia
e anche di rispetto per i compagni e per le compagne che hanno contribuito a fare
la storia del movimento anarchico, perché se dovessero fare tutti come
Antonioli il movimento anarchico non avrebbe nessuna storia!
Ad Accame poi vorrei dire che – secondo me – quando Antonioli scrive
che a Gino Cerrito "gli misero nella bara le foto del nipotino e di Malatesta"
non lo fa affatto per discreditarlo, ma probabilmente per ricordare la passione
per il nipotino e la passione per Malatesta, che gli venne riconosciuta dai parenti
in occasione della sua morte.
Con cordialissimi saluti.
Giuseppe Galzerano
(Casalvelino Scalo - Sa)
I
nostri fondi neri
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Sottoscrizioni.
Enrico Gherardi (Legnago), 92.000; Aurora e Paolo (Milano) pensando a Goliardo,
ci manca! 1.000.000; Livio Ballestra (Nizza - Francia), 300.000; Giovanni Giunta
(Noto) ricordando Francesco D'Angelo, 10.000; L.D. (Ancona) "ricordando P.I.,
uomo ineguagliabile", 2.000.000; Tiziano Viganò (Casatenovo), 20.000;
Michele Bova (Vigevano), 5.000; Riccardo Ceschini (Rivalta Veronese), 10.000;
Marcello Ievace (Chiasso - Svizzera) 9.500; Silvio Pieroni (Fornovo Taro), 20.000;
a/m Paolo Finzi, raccolte nel corso della serata su Fabrizio De Andrè promossa
il 22 febbraio dal Comune di Soliera, 350.000; Bruno Vannini (Surrey Hills - Australia),
105.000; Federico Arcos (Winsor - Canada), 193.420; Giacomo Murari Brà
(Sorgà), 50.000; Kiki Franceschi (Firenze), 10.000; Germano Porro (Erba),
4.000; Saverio Nicassio (Bologna), 50.000; Tommaso Lamargese (Torino), 50.000;
Michele Pisicchio (Roma), 50.000; F. Ponticelli (Saronno), 126.000; a/m Paolo
Finzi, raccolte nel corso delle due giornate di studi su Fabrizio De André
lo scorso luglio a Garessio, 800.000; Patrizio Biagi (Milano), 100.000; Lorenza
Tommasini (Monza), 50.000; a/m Dario Salvatori, Fabio (La Spezia), 10.000; Alessandro
Natali (Cogliate), 24.000; Rinaldo Boggiani (Rovigo), 50.000.
Totale lire 5.489.110.
Abbonamenti sostenitori.
L.D. (Ancona), 350.000; Maurizio Guastini (Carrara), 500.000; Luca Todini (Brufa
di Torgiano), 150.000; Stefano Raspa (Pordenone), 10.000; Medardo Accomando (Manocalzati),
150.000; Massimo Regonesi (Spirano), 185.000; Alvise Giacobbi (Vittorio Veneto),
150.000; Marco Valerani (Milano), 150.000; Marco Breschi (Pistoia), 150.000; Luca
Galletti (Lancenigo); Luigi Zanieri (Medicina), 150.000
Totale lire 2.095.000.
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