È logico perché per i lavoratori l'obiettivo è estremamente concreto: si tratta puramente e semplicemente
di farla finita una volta per tutte con l'organizzazione sindacale imposta da Franco alla fine della guerra
civile. Questa organizzazione, sulla base dei cosiddetti sindacati verticali - padroni ed operai insieme,
come se i loro interessi fossero gli stessi -, ha immobilizzato i lavoratori per quasi quarant'anni,
costringendoli ad una sindacalizzazione forzata, ad un assoggettamento totale ed alla subordinazione ad
una burocrazia che costituiva uno dei pilastri della dittatura. E non solo vennero proibiti gli scioperi, ma
anche il termine scomparve dal linguaggio ufficiale.
Invece le preoccupazioni delle forze politiche sono altre. Quella principale, come abbiamo detto, è
arrivare ad una soluzione più o meno concordata tra gli esecutori testamentari del franchismo e gli
autoproclamatisi rappresentanti dell'opposizione, tutti quanti impegnati a passare dalla dittatura alla
democrazia in modo indolore, senza scosse né attriti. A questo riguardo, è molto curioso l'andirivieni
cui stiamo assistendo, in cui gli uni e gli altri - sostenitori del governo ed opposizione - si danno del tu,
vanno insieme a pranzo e sono d'accordo nel presentare la futura democrazia come panacea per tutti i
malanni sociali, sebbene sia gli uni sia gli altri abbiano una propria immagine della democrazia e vogliano
esserne i suoi tutori legali.
Ma torniamo al tema che ci interessa: quello sindacale. Come è noto, per anni i comunisti si sono illusi
di ereditare l'organizzazione sindacale franchista, col generoso desiderio di venir così in possesso del suo
sostanzioso patrimonio - molte migliaia di milioni di pesetas! - e di avere il controllo dei sindacati in
nome dell'unità. Con questo proposito non tralasciarono di partecipare a tutte le mascherate del
sindacalismo franchista, alle sue elezioni truccate, facendo così il gioco della burocrazia sindacale.
Vollero perpetuare la storica leggenda del cavallo di Troia, dimenticando che nella fattispecie avevano
a che fare con persone altrettanto astute. Quello che ottennero fu solo qualche carica senza importanza,
a livello locale.
Nacquero spontaneamente nelle Asturie, nel 1962, alcuni organismi che si opponevano all'organizzazione
sindacale franchista ed i cui dirigenti erano eletti dagli stessi lavoratori: le Comisiones Obreras. Subito
allargatesi ad altre province, apparivano in quel periodo (in cui la repressione e la conseguente
clandestinità impediva la vera rinascita delle vecchie centrali sindacali) come un movimento
indispensabile per poter discutere col padronato scavalcando i sindacati ufficiali. I comunisti vi si
opposero all'inizio, in quanto non rientravano nei loro progetti. Quando si accorsero dell'errore del loro
atteggiamento cambiarono tattica: la conquista della direzione delle Comisiones Obreras divenne uno
dei loro obiettivi.
Vi si inserirono, ne crearono altre con lo stesso nome, le trasformarono come poterono e fecero in modo
che coloro che non si piegavano al gioco comunista lasciassero le Comisiones Obreras. Riuscirono a
mantenerle grazie alle decine di "permanentes" - militanti stipendiati del P.C. - che avevano ed hanno
a disposizione, ma senza mutare per questo il loro iniziale obiettivo di ereditare l'organizzazione
sindacale franchista. Per questa ragione sostennero sempre che le Comisiones Obreras erano un
movimento e non una centrale sindacale. Già si vedevano beneficiati delle immense possibilità dei
sindacati verticali: monti di pietà, l'università del lavoro, edifici, stampa e partecipazioni in importanti
industrie.
Ma ecco che la veloce rinascita della C.N.T. e della U.G.T. in questi ultimi mesi ha rovinato i progetti
faticosamente studiati dagli strateghi comunisti. Un grido è uscito dalla classe lavoratrice spagnola:
libertà sindacale. Le sue ansie di libertà dovevano bloccarsi di fronte a questa unitarietà che i comunisti
le proponevano, cercando di portare a termine in Spagna la stessa manovra che gli riuscì due anni fa in
Portogallo. I sudditi di Carrillo si videro, perciò, obbligati ad abbandonare i loro vecchi sogni ed
affrontare la nuova realtà: la presenza della U.G.T. e della C.N.T., le vecchie centrali sindacali che il P.C.
si era affrettato a dar per morte ed a seppellire.
Allora lanciarono un'altra "idea", in nome - è chiaro - dell'unità: un Congresso sindacale costituente, che
avrebbe dato vita ad una sola centrale sindacale, ad un sindacato unico. Niente di nuovo, come si vede.
Nell'impossibilità di mettere le mani sull'organizzazione sindacale franchista, l'obiettivo divenne la
creazione al suo posto di un'altra organizzazione sindacale unica, in cui avrebbero avuto una presenza
di primo piano. Ma nemmeno questa manovra ebbe alcun risultato, in quanto né la C.N.T. né l'U.G.T. -
come pure l'altra centrale nate in questi anni, l'U.S.O. - si prestarono a questo nuovo trucco, che le
avrebbe inevitabilmente portate al suicidio ed alla scomparsa. Certamente, dopo il sindacalismo unico
sarebbe arrivato il partito unico.
La rinascita della U.G.T. e della C.N.T. ha sconvolto molti piani, sia quelli dei burocrati del sindacalismo
franchista sia quelli dei comunisti a capo delle Comisiones Obreras, provocando una grave crisi in seno
ai due movimenti. Queste ultime settimane sono state ricche di avvenimenti e si è alquanto chiarita la
situazione in campo sindacale. È comunque evidente che le cose non sono più come erano prima né
come qualcuno vorrebbe che fossero. Ci sono, fortunatamente, delle realtà che incidono infinitamente
di più di tutti i progetti e degli schemi inventati dai burocrati di ogni colore; schemi e progetti che in fin
dei conti vanno contro i veri interessi della classe lavoratrice.
Per il momento i sindacati ufficiali, cioè l'organizzazione sindacale messa in piedi dal franchismo, si sono
divisi in due prima ancora che il governo applicasse la sua riforma sindacale. È fuori di dubbio che il
sindacalismo verticale viene considerato spacciato e nessuno cerca di salvarlo. Il settore più franchista
aveva fondato la cosiddetta "Alianza Sindacal Obrera", per unirsi e difendere le sue posizioni;
attualmente, il settore riformista sta organizzando la "Confederacion Sindacal Obrera". L'ambìto
smantellamento dell'organizzazione sindacale franchista non viene portato avanti solo dall'esterno, grazie
alla pressione della C.N.T. e della U.G.T. ma anche dal suo interno, come abbiamo visto.
Anche le Comisiones Obreras sono state scosse dalla nuova situazione. Alcune delle sue correnti legate
al Partito del Lavoro ed all'Organizzazione Rivoluzionaria dei Lavoratori hanno proceduto in diverse
località all'organizzazione di nuovi sindacati, giudicando che la tattica imposta finora dalla direzione
comunista delle Comisiones Obreras non offre alcuna prospettiva. Madrid, Pamplona, Vigo ed altre città
hanno assistito alla nascita di nuovi sindacati. Tra i dirigenti delle Comisiones Obreras si diffuse non
solamente l'indignazione - "avventurismo", "si va contro l'unità", "si dividono le Comisiones", ecc. -, ma
persino il panico. Si era dunque vicini alla fine delle Comisiones Obreras?
Davanti a questo pericolo, i burocrati comunisti, che non mancano di risorse di ogni specie, hanno
adottato una decisione che in fondo temevano: trasformare queste Comisiones Obreras in una nuova
centrale sindacale. La cosa verrà attuata nelle prossime settimane, senza che i militanti di base di queste
siano stati minimamente consultati. È una decisione che cerca di evitare mali peggiori. Ma, come è
abitudine dei comunisti, essi continueranno a giocare sull'equivoco, e non potrebbe essere altrimenti.
Infatti, dicono che "sarà un sindacato di nuovo tipo, in quanto vi entreranno coloro che non sono
iscritti". Né più né meno. Così, con questo trucco, cercheranno di gonfiare il numero dei loro iscritti.
Come abbiamo detto, gli avvenimenti hanno fatto precipitare e contemporaneamente chiarire la
situazione. Innanzitutto, la divisione, la rottura in mille pezzi dell'anacronistica trappola ingombrante
costituita dall'organizzazione sindacale franchista, è sulla buona strada; si ha ragione di credere che tra
qualche mese non ne sarà rimasto nulla. In secondo luogo, i comunisti hanno dovuto per una volta tanto
spiegarsi e smetterla con l'equivoco delle loro Comisiones Obreras; queste appariranno ora per quel che
sono: una nuova centrale sindacale ligia alla politica del P.C. Non c'è dubbio: l'ora della verità per il
sindacato è giunta per tutti.