Rivista Anarchica Online
Dieci giorni all'Aquacheta
di Paolo Ribolini
Si è svolto, dal 25 maggio al 5 giugno scorsi, nella splendida cornice della
Valle dell'Aquacheta, sugli appennini
tosco-romagnoli, l'incontro delle Tribù dell'Arcobaleno, cioè di quanti, uomini e donne, hanno
a cuore il destino
della Madre Terra, degli esseri umani e di tutto ciò che vive nel Cosmo. Il Popolo dell'Arcobaleno
ha solitamente due incontri annuali ed «ufficiali», uno dei quali si tiene negli USA
(il primo raduno in questo continente si tenne nel 1970, sulla scia di Woodstock), mentre l'altro in Europa, dove
nacque solo nei primi anni '80 (Svizzera, 1983). L'incontro tenutosi in Italia nelle date precedentemente indicate
è a stampo «locale», poiché organizzato da gruppi comunitari che vivono nella zona, con lo
scopo principale
di permettere il convegno di quanti non avrebbero potuto partecipare al raduno europeo previsto per
luglio-agosto in Irlanda. Lo spirito del Popolo dell'Arcobaleno è costituzionalmente questo: tutto
ciò che è parte del Cosmo è
considerato, pur nelle sue ovvie diversità e contraddizioni, una sola cosa. Così, noi umani
siamo un'unità con il restante mondo animale, con il mondo vegetale e con tutto ciò che esiste.
Partendo dal seguente concetto è necessario ed urgente sviluppare quella cultura rispettosa delle
differenze, che
ci permetta di vivere nel modo più positivo possibile con il resto del pianeta e con i nostri simili. Capire
che il
male che compiamo si riflette in modo negativo sul «Tutto», già ci può portare più
avanti sulla strada della
consapevolezza. Il Movimento Arcobaleno sostiene degli ideali che sono antichi quanto il mondo, ma
chissà perché non sempre
riusciamo a sviluppare: la fratellanza, non solo con gli umani ma con tutte le cose viventi; la libertà
individuale
e collettiva; il rispetto per la Madre Terra; la comunità come sistema di vita e di organizzazione umana.
Durante
i dieci giorni in cui la Rainbow Family si è ritrovata in quell'altipiano che sovrasta la cascata
dell'Aquacheta,
già cantata da Dante nell'Inferno, si è riusciti a creare, in determinati momenti, l'autentico
spirito Arcobaleno:
per vari giorni c'è stata tanta voglia di lavorare assieme, di danzare, di cantare, di vivere assieme.
Sono state intense giornate di sole, durante le quali si alternavano vari gruppi di lavoro (workshops), nei
quali
chi voleva, poteva trattare di musica, pranoterapia, igienismo, danza, shamanismo, ecc., mentre beatamente,
piccoli gruppi di vacche e di cavalli pascolavano liberi tra la gente che prendeva il sole, parlava, leggeva,
suonava strumenti, passeggiava, ecc. Purtroppo, dopo alcune giornate serene, ecco apparire le nubi, e con esse
la pioggia e temporali per circa due giorni, durante i quali, l'intero campo aveva assunto una certa aria di
precarietà, in quanto l'organizzazione degli workshops e della cucina erano resi difficoltosi dal
maltempo. Oltre a ciò, vi sono da registrare alcuni spiacevoli inconvenienti verificatisi: primo tra
tutti il fatto che molte
persone, nonostante fossero chiare le caratteristiche dell'incontro, arrivavano con l'unico scopo di «andare
fuori», non spostandosi minimamente dalla propria tenda per prendere parte ai pasti comuni, alle riunioni, agli
Workshops, ecc. Altri inconvenienti sono stati creati dalla massiccia presenza di cani, i quali vagavano in
gruppi, ogni tanto si
azzuffavano e molto felicemente si grattavano e defecavano nei luoghi meno adatti (nello spazio dove si
consumano i pasti, ad esempio): con ciò non intendo disapprovare la presenza dei cani, ma il numero
troppo
elevato. Tra l'altro, alcuni di noi hanno avuto problemi di... zecche (!). . Altri aspetti abbastanza
sconcertanti, sono stati messi in evidenza da quanti, digiuni di ogni più elementare
concetto di igiene e di vita naturale, svolgevano i propri bisogni corporei, nelle acque correnti dei due ruscelli
(peraltro indispensabili alle necessità idriche della cucina), che attraversavano il campo, e da quanti
tagliavano
alberi verdi per accendere il fuoco. Per il resto, il «Rainbow» è stato positivo: la cucina vegetariana
organizzata e gestita in particolare dalle
comunità degli Elfi e degli Zappatori Senza Padrone, ha funzionato egregiamente, dando cibo due o tre
volte
al giorno a qualche centinaio di persone. Anche la creazione del Cerchio, composto da tutti i partecipanti
tenendosi per mano, salmodiando l'AUM o
intonando canti dell'Arcobaleno ha creato momenti di altissimo valore emozionale e spirituale. Porsi tutti
in cerchio, significa unità, armonia ed amicizia, ed è un «rito» che si compie in ogni
Arcobaleno,
prima della distribuzione dei pasti. Esso ha termine nel momento in cui tutti i partecipanti alzano le braccia
verso l'alto interrompendo il canto gridando e fischiando gioiosamente. Inoltre, come in ogni incontro, si
rivedono persone amiche e volti conosciuti e come sempre, si ha l'opportunità
di fare conoscenze interessanti ed elevanti. D'altronde, una festa (se così si può chiamare,
ma perché no?) come quella dell'Arcobaleno, per la sua
semplicità (non vi è corrente elettrica, non vi è che la luce naturale del sole, della luna
e del fuoco, non vi si
sentono suonare che strumenti acustici), può far comprendere a chi vi partecipa con il cuore, come
potremmo
davvero vivere bene a contatto con la Terra, senza troppi artifici, rispettandola e rispettandoci. A proposito
della questione del rispetto, voglio spendere quattro parole circa la gestione del campo: nonostante
sia impossibile e forse inutile per me ora individuare quanti, tra i partecipanti al campo, possano formalmente
dichiararsi anarchici, la conduzione dell'incontro si è svolta nella più genuina e spontanea
anarchia. Non circolava denaro, e il poco commercio si è sempre svolto secondo metodi di baratto.
Non esisteva polizia, né tribunali, né capi: tutto veniva deciso assieme nelle riunioni, e del
resto ognuno poteva
agire come meglio credeva, pur nei limiti del rispetto degli altri. Il territorio era occupato da tutti nello
stesso modo, pur non appartenendo a nessuno. I pasti erano condivisi
quasi da tutti in modo comunitario e la gratuità e il volontariato dei lavori erano segno di rispetto e di
interessamento agli altri. Molto importante è riportare la notizia che esista un gruppo di persone
con il vivo interesse alla creazione di
un villaggio Arcobaleno in una valle non molto distante dall'Aquacheta. Purtroppo, come sempre accade,
serve denaro per comprare la terra (sic!), per cui, chi fosse interessato al
progetto (o per informazioni), è pregato di contattare il gruppo promotore. Così come
l'Arcobaleno è formato da mille colori, mille riflessi che lo rendono suggestivo, affascinante e uno
spettacolo unico nella Natura, così vogliamo che sia anche il Movimento Arcobaleno: il_concentrarsi
di mille
colori, mille modi di vivere, mille modi di pensare, che formino un insieme compatto, unico, indivisibile,
affiatato, nel rispetto delle rispettive diversità. Che la Vita sia rispettata fino in fondo, pur nelle
diverse forme in cui essa si presenta. L'Universo stesso, visto
con gli occhi della consapevolezza, forma un immenso arcobaleno in cui vivono tutti gli esseri.
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