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Rivista Anarchica Online


Voltairine de Cleyre/2

Non due di meno

di Carlotta Pedrazzini


Entrambe impegnate in pubblico, determinate nell'impegno sociale e rivoluzionario, Voltairine de Cleyre e Emma Goldman erano tra loro solidali ma non amiche. Più individualista e “privata” Voltairine, che con il passare del tempo si avvicinò (mai del tutto) a una concezione più sociale. Orgogliosamente anarco-comunista la russa, che però dopo la nascita dello stato comunista (ma Voltairine era già morta) lasciò cadere la seconda parte del binomio. Entrambe capaci di profonde riflessioni, che restano di grande attualità. Anche per il movimento delle donne, oggi. E per il movimento anarchico.


Il 4 maggio 1886 a Chicago, in piazza Haymarket, durante un presidio di lavoratori in sciopero, una bomba uccide un poliziotto. In risposta, le forze dell'ordine sparano sulla folla lasciando a terra, tra morti e feriti, decine di persone (undici poliziotti morirono sotto il “fuoco amico”).
In quei giorni la battaglia per le otto ore lavorative era entrata nel vivo. In città, centinaia di lavoratori erano scesi in piazza per protestare contro il trattamento violento che, nelle giornate precedenti, la polizia aveva riservato agli operai in sciopero, uccidendo alcuni di loro.
Lo scoppio della bomba (di cui mai si scoprì l'artefice) fornì un ottimo pretesto per mettere a tacere alcuni degli attivi organizzatori delle proteste di lavoratori che negli Stati Uniti andavano sempre più aumentando.
Il processo-farsa che seguì, e che portò all'impiccagione di quattro anarchici innocenti, generò un'eco che si espanse in tutto il mondo e che destò non poche coscienze.
Furono molti gli anarchici che, tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, dichiararono di essersi avvicinati al pensiero rivoluzionario in seguito a quei fatti. Tra questi, anche Voltairine de Cleyre e Emma Goldman.
“Avevo sentito parlare di una brillante ragazza statunitense. Sapevo che, come me, era stata influenzata dall'omicidio giudiziario di Chicago e che da quel momento in poi era diventata attiva tra le fila del movimento anarchico”, scrisse Goldman nella sua autobiografia in riferimento a de Cleyre.
La genesi del loro avvicinamento all'anarchismo non è l'unica caratteristica che le accomuna. Entrambe, infatti, possono essere considerate – senza esagerazioni – le donne rivoluzionarie più influenti della storia degli Stati Uniti.
Nonostante la loro riconosciuta rilevanza e importanza, Emma e Voltairine hanno per lungo tempo condiviso un posto nel dimenticatoio della storia, dal quale sembra stiano finalmente iniziando ad uscire. L'oblio che è stato loro riservato – come ad altre importanti figure femminili –, conferma che la storia sia scritta dai vincitori, e che tra questi non ci sono mai state delle donne.

Personalità e teorie in conflitto

Come dichiarò l'anarchico Henry Kelly: “Ricorderò sempre Voltairine de Cleyre e Emma Goldman come due delle donne più eminenti che abbia avuto la fortuna di incontrare. Completamente differenti per origini, carattere, temperamento ed educazione, hanno avuto in comune due caratteristiche: l'amore per la libertà e un intrepido coraggio”.
Parlare delle due anarchiche mettendole a confronto permette di capire meglio le loro posizioni teoriche – spesso differenti – e le loro personalità – quasi confliggenti. Ci fornisce anche un'idea della varietà del movimento anarchico statunitense a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, ossia nel suo periodo più prolifico e importante.
Quasi coetanee (Voltairine nasce nel 1866, Emma nel 1869), de Cleyre e Goldman rappresentano due diverse tipologie di militante anarchica.
A differenza di Emma, nata in Russia da una famiglia ebraica ed emigrata negli USA nel 1885, Voltairine nasce e cresce nello stato del Michigan. L'importanza del suo contributo al movimento smentisce l'idea che questo fosse costituito solo da immigrati europei. Certo i militanti autoctoni erano pochi, ma esistevano. E alcuni di loro spiccavano per qualità e impegno. Come, appunto, Voltairine.
De Cleyre fu “una dei pochi anarchici rivoluzionari statunitensi. Una donna brillante, dotata di un talento letterario eccezionale, i cui instancabili sforzi per la Causa anarchica meritano una menzione speciale”, disse di lei Emma Goldman nel 1907, al Congresso internazionale anarchico di Amsterdam.
Le due donne si conobbero intorno agli anni Novanta dell'Ottocento e si avvicinarono maggiormente in seguito all'incarcerazione di Goldman, avvenuta nel 1894, dopo un discorso tenuto a Union Square (New York); in quell'occasione, l'anarchica russa aveva esortato i lavoratori a “prendere il pane” con la forza, se necessario.
Voltairine si spese per la difesa della compagna, tenendo anche una conferenza pubblica. “Sono sicura che lo spirito che anima Emma Goldman sia l'unico che potrà liberare lo schiavo dalla schiavitù, il tiranno dalla sua tirannia. Uno spirito per cui vale la pena osare e soffrire”, dichiarò all'indomani dell'arresto di Emma.

Comunismo e individualismo

Da quel momento in poi le due donne svilupparono un rapporto personale che durò sino alla morte di Voltairine (1912) e che fu talvolta problematico, ma sempre rispettoso. La criticità della relazione era causata dalla loro diversità. Nell'arco della vita Voltairine e Emma assunsero posizioni teoriche differenti (diverse concezioni della violenza, dell'azione diretta, dell'individualismo e del comunismo) ed ebbero un diverso approccio alla vita e alle pratiche anarchiche.
“Goldman e io abbiamo visioni differenti sull'economia e sull'etica. [...] Goldman è una comunista, io sono un'individualista. Lei vuole distruggere il diritto di proprietà, io lo voglio affermare. [...] Lei è convinta che la cooperazione sostituirà interamente la competizione; io penso che la competizione, in una forma o nell'altra, esisterà sempre e che questo sia un fatto altamente desiderabile”. Voltairine chiarì così uno dei punti teorici sui quali lei ed Emma risultavano maggiormente lontane.
A differenza della militante russa, soprattutto all'inizio della sua attività, Voltairine si definiva individualista, sostenendo apertamente la propria opposizione alle posizioni anarco-comuniste. De Cleyre aveva non poche riserve sull'approccio comunista all'economia e confutava la possibilità di ottenere uguaglianza e libertà attraverso i mezzi collettivisti. “Il grado di amministrazione richiesto dall'economia comunista finirebbe con il trasformarsi praticamente in un governo invadente che nega ogni libertà”, sosteneva.
Voltairine era convinta che un tale approccio alle questioni economiche avrebbe condotto alla limitazione della libertà individuale, all'assoggettamento del singolo “a decisioni di un mucchio di direttori, a regolamentazioni e irreggimentazioni senza fine”. Per lei, interferenza e supervisione erano due caratteristiche inevitabilmente insite in quel sistema economico, anche se anarchico. “Socialismo e comunismo richiedono un certo grado di amministrazione che porterebbe ad una regolamentazione non coerente con l'ideale dell'anarchismo”. Motivo sufficiente, secondo de Cleyre, per non perorare la causa comunista.
Ad ogni modo, la sua posizione individualista non durò a lungo. Soprattutto dopo l'incontro con Pëtr Kropotkin, avuto durante un viaggio in Europa nel 1897, Voltairine iniziò ad abbandonare progressivamente le sue vecchie posizioni, continuando comunque a non definirsi anarco-comunista e a mantenere intatte le precedenti obiezioni. “Non sono e non sarò mai comunista” affermò nel 1907, in risposta ad Emma Goldman che l'aveva erroneamente definita “una delle più devote e inflessibili militanti della Causa dell'anarco-comunismo”.

Voltairine insieme al suo gatto

Anarchismo senza aggettivi

Sempre più in bilico tra posizioni individualiste e aperture collettiviste di tipo kropotkiniano, Voltairine risolse questa tensione facendo propria la definizione di “anarchismo senza aggettivi” coniata dagli anarchici spagnoli Ricardo Mella e Fernando Terrida de Màrmol. De Cleyre divenne fervida sostenitrice di una visione tollerante e inclusiva dell'anarchismo, che lasciasse da parte le etichette. Proprio a questo proposito, in un articolo pubblicato sulla rivista anarchica statunitense Mother Earth, precisò: “Sono un'anarchica, semplicemente”.
A differenza di Voltairine, Emma parlò e scrisse in favore del comunismo anarchico lungo tutto il corso della sua vita, definendo se stessa con il termine anarco-comunista. Dopo l'esperienza nella Russia post-rivoluzionaria, si impegnò a sottolineare l'abissale differenza tra il sistema comunista messo a punto dai bolscevichi – autoritario e corrotto – e quello agognato dagli anarchici – promotore di uguaglianza e libertà.

Vivere la vita. E l'anarchismo

Le divergenze tra le due anarchiche non si limitavano però solo alla teoria. Anche il loro modo di vivere l'anarchismo era completamente differente. Spirituale, ascetico e austero quello di Voltairine; pratico, gaudente ed energico quello di Emma.
Negli anni, de Cleyre rivolse molte critiche a Goldman per le sue compagnie maschili, la sua inclinazione al bello e la volontà di godere della vita. Per lei, tutto doveva passare in secondo piano rispetto alla Causa anarchica, che andava vissuta nella più totale austerità. Senza agio, bellezza o leggerezza. Era inaccettabile, ad esempio, che Emma cenasse in un ristorante insieme al proprio compagno, e non era consono per un'anarchica stare così tanto sotto i riflettori – come succedeva a Goldman ormai da molto tempo.
“Non ritenevo che un ideale bellissimo, l'anarchismo, la libertà e la liberazione dalle convenzioni e dai pregiudizi, richiedesse la negazione della vita e della gioia. Insistevo nel dire che non ci si poteva aspettare che diventassi una suora per la Causa; il movimento non sarebbe dovuto diventare un convento”, ci tenne a precisare Goldman. Ma questo pensiero non convinse affatto Voltairine, la quale riteneva addirittura che il movimento stesse “perdendo la propria anima” a causa di personaggi come Goldman, troppo dissoluti e appariscenti. La gioia, il godimento erano lussi borghesi che un vero anarchico non poteva affatto permettersi.

L'anarco-femminismo

In un mare di divergenze, personali e politiche, il pensiero anarco-femminista le riportò su un campo comune. Entrambe furono impegnate in battaglie per l'emancipazione delle donne, a denuncia della loro condizione di diseguaglianza e sfruttamento.
Proprio nel periodo in cui il femminismo delle suffragette, rivolto principalmente alla conquista del voto, stava prendendo sempre più piede, Goldman e de Cleyre svilupparono una concezione femminista completamente alternativa. Anarchica, appunto.
“Il compito della donna dovrebbe essere prima di tutto quello di approfondire il concetto di sessualità e di informarsi sul controllo delle nascite”, scriveva Voltairine, spingendosi poi a rilevare nel matrimonio uno di quei legacci che non permettevano alle donne di essere libere. Su questi punti, le due anarchiche si trovavano perfettamente d'accordo.
A causa della morte precoce, l'impegno di de Cleyre in campo anarco-femminista fu più breve di quello di Goldman, che continuò invece ad occuparsi di emancipazione femminile, controllo delle nascite e contraccezione, anche negli anni successivi alla scomparsa della compagna statunitense.
Anche se il tempo a disposizione della Causa anarchica fu limitato e rallentato da un pessimo stato di salute, l'importante influenza che Voltairine de Cleyre ebbe sul movimento statunitense fu riconosciuta da tutti. La sua morte lasciò un vuoto che, a detta di molti, non fu più colmato. Nel 1934, in una lettera ad Alexander Berkman, Goldman scrisse: “La ragione per cui non c'è più un movimento negli Stati Uniti, o in altri paesi che non siano la Spagna, è che non abbiamo talenti, nessuna abile e eccezionale personalità [...]. Qualunque sia la ragione, resta il fatto che dalla morte di Voltairine de Cleyre nessun americano ha più fatto dell'anarchismo il proprio obiettivo della vita”.
A dispetto della loro relazione problematica, Goldman e de Cleyre ebbero sempre pubblicamente parole positive l'una per l'altra. Nel segno di una collaborazione e di una solidarietà che andava al di là delle loro divergenze e che rifletteva una reale stima reciproca per l'impegno dimostrato. Che si mantenne intatta, nonostante le differenze.

Carlotta Pedrazzini