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Rivista Anarchica Online


Germania

Ma anche qui le destre avanzano

di Andrea Papi


Alle elezioni di fine settembre il dato più significativo (e preoccupante) è stata l'avanzata della destra razzista e (mascheratamente) neo-nazista.


Le ultime elezioni politiche tedesche del 24 settembre scorso hanno evidenziato due tendenze specularmente antitetiche, affioranti da almeno due decenni, in Europa senza dubbio, in realtà in tutto l'occidente democratico. Hanno confermato l'avanzamento di formazioni e visioni politiche di destra e l'arretramento di partiti e formazioni catalogati a sinistra.
In particolare ha fatto scalpore la netta affermazione dell'Afd (Alternativa per la Germania), una recente formazione classificabile nell'area della destra estrema, nazionalista, euroscettica e xenofoba con spiccate punte di razzismo, che per la prima volta è riuscita a mandare al Bundestag, il Parlamento tedesco, noti personaggi xenofobi e negazionisti dichiarati, riciclandoli. Una formazione che non ha fatto in tempo a insediarsi e si è subito scissa. Frauke Petry, ex leader della stessa, alla prima conferenza stampa dopo il trionfo elettorale ha ufficializzato la sua fuoriuscita dal partito, sembra perché vorrebbe sostanzialmente ripulirlo dei tanti neonazisti, antisemiti, nostalgici e negazionisti, per tentare di rappresentare un'ala moderata, come si usa dire, quella che mira a una destra radicale moderna, liberale, nazionalista e democratica.
Altro dato interessante è che questa affermazione della nuova destra estrema è soprattutto radicata nell'ex Ddr, l'ex Germania dell'est, la stessa che prima della riunificazione era sotto il tallone di ferro sovietico. Interessante perché conferma le tendenze in atto negli ex stati filosovietici dopo l'affossamento del regime in seguito alla caduta del muro di Berlino. Un fenomeno equivalente, infatti, si manifesta da tempo in Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Ungheria, Ucraina ed anche Romania. Così pure l'ex Germania Est è un focolaio generatore di spinte neonaziste e xenofobe. Una spiegazione data dagli osservatori in loco è che nelle aree ex sovietiche, siccome è stata loro imposta, non hanno mai imparato che la democrazia è un concetto difficile; inoltre, com'era allora per i sovietici, si ritiene che oggi molti nell'est non sopportino gli stranieri.

La destra xenofoba

Personalmente sono convinto che la questione sia un po' più complessa. La potente influenza della precedente permanenza pluridecennale sotto l'egida bolscevica, dove imperava una spietata dittatura in nome di una classe operaia completamente soggiogata, ha letteralmente forgiato, seppur inizialmente nolenti, le menti e gli spiriti di popoli che si son trovati costretti a subirne il dominio. Col passaggio alla democrazia capitalista, trovatisi a subire fin dai primi tempi una nuova condizione di emarginati sociali, hanno in breve maturato il desiderio di rifugiarsi psicologicamente sotto l'egida autoritaria di visioni identitarie che promettono protezione, identificandosi in un'opposizione illiberale capace di trasmettere un'apparente solida sicurezza, allo stesso tempo alternativa alla frammentarietà quotidiana di una socialdemocrazia in forte declino.
Speculare a questa avanzata destrorsa coincide un inarrestabile declino della sinistra classica. Non inganni la piccola affermazione di Die Linke, il partito della sinistra tedesca che rimane la quarta forza politica del Bundestag leggermente rafforzata, di ispirazione socialista democratica e riformista, a differenza dei socialdemocratici tradizionali dell'Spd non disponibile a coalizioni con le destre e i democristiani. Il crollo elettorale dell'Spd ha abbassato di molto la base di riferimento della sinistra nel suo complesso, mettendo in evidenza che invece cresce con virulenza il consenso di massa verso le visioni delle destre, da quelle estreme a quelle moderate. Così in tutte le sue declinazioni, da quella più riformista a quella più estrema, anche in Germania la sinistra mostra la corda e prosegue nella sua decadenza.
Per i governanti conservatori del sistema in auge, il panorama che si prospetta è preoccupante. Il partito della Merkel (Cdu-Csu) continua ad essere il più forte, ma ridimensionato più del previsto temuto. La Merkel dunque rimane in sella seppur fortemente indebolita. La grosse koalition, che nell'ultimo periodo storico aveva assicurato un solido equilibrio politico ed economico a una Germania che appariva ben robusta, non sembra più proponibile dal momento che l'Spd, avendo perso più di venti punti raggiungendo il minimo storico, si sente costretta a tornare all'opposizione più per necessità che per convinzione. Così ad oggi l'assetto per garantire la continuità del potere è molto incerto.
In tutta Europa premono ferocemente le destre. Le ultime elezioni austriache del 15 ottobre lo confermano: il popolare Kurz ha vinto con una campagna elettorale dichiaratamente xenofoba e l'estrema destra, Fpö, ha raggiunto un consistente 26%. Soprattutto preme il sopravanzare di culture di destra che si stanno diffondendo e dilatando. A ragione i commentatori rimarcano che il successo della destra xenofoba è dovuto alla crisi dei migranti. Sarebbe però non corrispondente al vero se si pensasse che tutti gli elettori e l'opinione pubblica che ne è attratta siano in blocco razzisti e neonazisti. Il problema della Germania come degli altri Paesi europei è il dilatarsi dell'ingiustizia sociale, dell'aumento delle povertà, la fine del benessere di massa e la troppo carente redistribuzione della ricchezza. La conseguente xenofobia montante porta a percepire i migranti come una minaccia. Le aperture della Merkel ai profughi in Germania, presentate come un esercizio di umanità, hanno di fatto incrementato l'esercito di chi si offre sul mercato del lavoro. Nella situazione in cui si trovano più o meno tutti i paesi europei sono una fonte di guerra tra poveri.

Dove sono finite le forze anti-sistema?

Il panorama che si sta prospettando è che dovunque, mentre le destre hanno saputo rinnovarsi e raccogliere le spinte al dissenso sociale, proponendosi quali alternative a un sistema dominante che non garantisce più benessere ed è sempre più invasivo, in varie maniere e in varie salse le sinistre istituzionali continuano a proporsi come governanti di questo sistema, facendo finta di volere riforme che lo regolino in funzione del mantenimento del welfare. Oltre a non riuscirci quando fanno parte di governi, hanno anche disperso e annichilito ogni carica dirompente di radicale trasformazione sociale a favore delle categorie subordinate e meno abbienti, trovandosi spesso allineate, vittime o complici non ha importanza, con le odiose direttive di questo sistema dominato dalla speculazione finanziaria globale e da strategie di stampo militarista.
Seppur in modo antitetico non è meno carente l'ala più radicale, le sinistre extraparlamentari. Dove sono finite le forze antisistema? Quelle che dichiaravano di essere un'autentica alternativa internazionale, a favore di un superamento del capitalismo e per un'impostazione solidale, non competitiva, delle relazioni sociali? Si ha una netta impressione che stiano esaurendo la loro carica sovversiva dopo essersi spese per decenni, sia sul piano ideologico sia su quello dell'azione, quasi esclusivamente in un astratto scontro antitetico al sistema. L'agognata rivoluzione taumaturgica, sempre più di là da venire, continua ad essere l'obiettivo strategico privilegiato. Purtroppo è anche sempre più lontana dai pensieri e dai desideri delle masse lavoratrici che dovrebbero renderla fattiva. Sempre di più invece la volontà popolare sembra vogliosa di protezione, in ogni latitudine attirata da forti bisogni di autorità capaci di comandarla e governarla.
La situazione di libertari e anarchici, sebbene diversa, è molto simile nonostante la conclamata differenza connotativa che sono contro ogni tipo di autorità, di comando e di stato, a favore di pratiche non gerarchiche fondate sull'autogoverno. Al di là di questa necessaria sottolineatura dei principi e dei valori che ne sorreggono l'ideale, seppur proponenti un panorama molto variegato e non omologabile, in tutta Europa, particolarmente in Italia, si ha infatti la percezione che il loro porsi non sia di fatto molto distante da quello della sinistra antisistema sopra accennato, al punto che rischia di diventare un ingombrante stereotipo reiterativo, un porsi che cocciutamente continua a proporre soprattutto lo scontro, quasi a dar l'idea che il “per“, cioè cosa si dovrebbe fare, sia un “di più“ ed abbia un'importanza molto relativa. Anche se si tratta di mera impressione, fra l'altro mistificante del pensiero originario, purtroppo è la qualità della ricezione che il fare e dire militanti stanno trasmettendo al pubblico ancora interessato.
Di fronte all'incalzare dei problemi politici ed economici che rendono l'esistenza quotidiana ogni giorno più problematica, giustamente la gente richiede soluzioni immediate, anche se illusorie, le quali non possono che spendersi all'interno del sistema che li genera. In tutto l'occidente le varie forze politiche istituzionali, cercando ognuna di sedurre i potenziali elettori per estorcere consensi, si propongono con ricette dall'aspetto risolutore, pur sapendo bene che poi l'eventuale azione di governo le renderà nulle.
Nella fase attuale, dove le diverse forze tradizionali rimaste in campo stanno mostrando grandi limiti e insopportabili inefficienze, sembra che le destre, da quelle più estreme a quelle più moderate, riescano a regalare più illusioni degli altri perché soffiano sul fuoco delle paure generate dal continuo aumento delle precarietà economiche. A questo si aggiunge la percezione d'invasione da parte di migranti che fuggono da guerre, violenze, fame e miseria i quali, trovando raramente condizioni accettabili, sono potenziali prede di profittatori di vario tipo e possono rappresentare con facilità un aumento dei problemi sociali. Si genera un mix psicologicamente esplosivo che apre la strada a pseudo soluzioni che rafforzano i consensi a logiche di tipo xenofobo e razzista.

Quella massa sempre più precaria

Mi rendo conto che chi come me e molti altri/e compagni/e abbraccia una visione di superamento delle ingiustizie, delle disuguaglianze e delle sottomissioni non può, né in realtà vuole, risolvere d'un colpo nell'immediato i problemi della quotidianità sociale e degli individui. Sarebbe illusorio ed anche disonesto proporlo, proprio come fanno già i politicanti di ogni risma che vivacchiano sulla pelle delle persone bisognose di aiuto. Sappiamo perfettamente che la soluzione non può esser dietro l'angolo e che il prometterla è strumentale e ingannevole, soprattutto perché va ricercata nelle cause prime che andrebbero rimosse. Per una soluzione vera, è a queste che bisogna rivolgersi se si vuole identificare ponderatamente cosa fare in pratica.
Proprio per questo, sapendo che qualsiasi serio cammino verso l'alternativa è cosa lunga e difficoltosa, soprattutto richiede una vera partecipazione di ognuno per la sua edificazione, bisognerebbe smetterla di concentrare tutte le energie e le illusioni su un continuo, illusorio, inane scontro all'ultimo sangue con un potere proteiforme, sempre più sfuggente e potente allo stesso tempo, che muta ed è capace di allettare, soggiogare e indirizzare le sue vittime verso forme d'azione solo a lui confacenti.
Con intelligenza e convinzione bisognerebbe imparare a mettere in campo seriamente la proposizione di una costruzione radicalmente alternativa, capace di attrarre e interessare i reietti, gli ultimi e tutta quella massa sempre più precaria che ogni giorno di più il sistema di dominio sta volutamente mandando alla deriva.

Andrea Papi
www.libertandreapapi.it