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Rivista Anarchica Online





Pisa/
Un convegno su Luciano Della Mea

La Biblioteca F. Serantini in collaborazione con l'Università di Pisa, la Fondazione di studi storici “F. Turati” di Firenze e l'Istituto E. De Martino di Sesto Fiorentino ha organizzato lo scorso 29 settembre un convegno di studi su Luciano Della Mea (1924-2003) “un inquieto intellettuale nell'Italia del secondo Novecento”. Il convegno che si è tenuto nella bella sede della Gipsoteca dell'Università ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico attento e appassionato e relazioni di studiosi e ricercatori di buon livello che hanno messo ben in evidenzia la vicenda politica e umana di Della Mea. Tra queste relazioni due riguardavano il rapporto tra Della Mea e il “caso” Serantini; in particolare quella del professore Michele Battini ha ricostruito partendo dalle carte di polizia e della Procura di Firenze, con un'indagine approfondita e in buona parte originale e inedita, la giornata del 5 maggio 1972 e quelle successive nelle quali Franco Serantini venne, durante una manifestazione antifascista, massacrato di botte da alcuni uomini del Primo raggruppamento celere di Roma e poi ritrovato morto nel carcere del Don Bosco.
Ma chi era Della Mea? Come è risaputo, è stato un uomo di quella generazione che attraverso i dolori della guerra e della Resistenza ha fatto una scelta di campo antifascista e socialista. Negli anni del Secondo dopoguerra è stato un apprezzato scrittore e redattore di vari quotidiani e riviste come l'«Avanti!», «Mondo operaio», «Mondo nuovo», «Paese», «Quaderni rossi», «Nuovo impegno», ecc. Ha avuto intensi rapporti di confronto e scontro con altri intellettuali e militanti del suo tempo come Franco Fortini, Giovanni Pirelli e Raniero Panzieri.

La sua militanza all'interno del socialismo italiano è sempre stata sofferta tanto che, ai primi segni della contestazione giovanile, ha preferito immergersi nell'indefinito magma della protesta sociale piuttosto che restare nelle sicure e garantite stanze della politica “ufficiale”. Ha vissuto intensamente la stagione della seconda metà degli anni Sessanta, ricoprendo un ruolo da protagonista nella redazione del periodico toscano «Il Potere operaio» (1966-1968) con Adriano Sofri, Gian Mario Cazzaniga e altri. Di quella esperienza porterà sempre il segno positivo di una fiducia verso l'autorganizzazione di classe e la democrazia diretta. Il PCI accusò all'epoca il gruppo di esprimere posizioni “anarchicheggianti”, una scomunica con cui si intendeva punire chi rifiutava la disciplina e l'egemonia di un partito che si autoproclamava unico rappresentante politico della classe operaia. Della Mea, delle scomuniche del PCI o del PSI, andava fiero pure se continuava, con vero spirito laico e libertario, a mantenere relazioni con esponenti, anche autorevoli, di entrambi i partiti. In realtà in quell'esperienza politica de «Il Potere operaio», al di là dei proclami ideologici di stampo rigidamente marxista leninista, vivevano umori, atteggiamenti e analisi che, se anche non direttamente, si richiamavano a certe posizioni di quella parte del movimento operaio e rivoluzionario che, soprattutto in Toscana e in particolare sulla costa tirrenica, erano state l'espressione di un ribelle anarchismo, sociale e comunista che aveva lasciato segni profondi nella cultura delle classi subalterne.
Non era un caso, infatti, che il gruppo pisano de “Il Potere operaio”, come più volte ha ricordato lo stesso Della Mea, trovò ospitalità per le proprie riunioni nella sede storica degli anarchici pisani, al n. 48 di via San Martino, sopra la Pubblica assistenza. Un'ospitalità fatta di affetto e comprensione da parte dei vecchi militi dell'anarchismo pisano da Cafiero Ciuti a Italo Garinei, da Armando Ghelardoni a Otello Bellini, solo per ricordarne alcuni. Il gruppo degli anarchici pisani, pur distinguendo tra la tradizione anarchica e quella dei nuovi gruppi dell'estrema sinistra, non mancò all'epoca di solidarizzare con Della Mea e i giovani del “Potere operaio pisano”, soprattutto in occasione delle iniziative antifasciste. Della Mea rispettava gli anarchici, forse per quel forte e autentico sentimento che lo portava istintivamente a sentirsi vicino a ogni “ribelle dell'idea”, a ogni “proletario senza partito” o “emarginato”, o come lui stesso amava definire “i senza storia”, quelli emarginati dalla storia con la S maiuscola. Quella stagione è ricordata dallo stesso Della Mea nel suo volume Una vita schedata (Milano, Jaca book, 1996).
Dopo la divisione del gruppo del “Potere operaio”, Della Mea s'impegnò nella costituzione della Lega dei comunisti, polemizzando con i compagni che intrapresero altre strade come Lotta continua e il Centro K. Marx. Della Mea uscì presto anche dalla Lega non condividendo la scelta di un “leninismo settario” che la giovane organizzazione aveva inalberato come propria bandiera, avvicinandosi per un breve periodo a Lotta continua e scegliendo una propria strada, non facile, di riflessione personale e politica, non rinunciando alla sua amicizia con gli anarchici, rafforzata poi dalla tragica vicenda di Franco Serantini.
L'impegno di Della Mea nella denuncia dell'assassinio di Serantini è stato immediato e costante nel tempo e sicuramente si deve anche a lui se, ancora oggi, la memoria del “ragazzo sardo” è così forte nel territorio pisano. Della Mea ha scritto articoli e saggi, ha promosso e contribuito sostanzialmente ad alcune pubblicazioni, come quella del Comitato “Giustizia per Franco Serantini” del 1973 e quella successiva edita a cura della Amministrazione provinciale pisana nel 1974, ha collaborato alle ricerche di Stajano che poi sono confluite nel volume, Il sovversivo. Vita e morte dell'anarchico Serantini, (Torino, Einaudi, 1975 ora nuova edizione Pisa-Milano, BFS-A rivista anarchica, 2008), ha sostenuto, infine, il progetto e l'installazione del monumento in ricordo del giovane anarchico ed è stato un amico sincero della biblioteca che porta il nome del giovane anarchico.

Franco Bertolucci




La memoria di Pino Pinelli/
“Una storia soltanto nostra, una storia di tutti”

Da tempo il Centro Studi Libertari e Archivio Giuseppe Pinelli di Milano aveva l'intenzione di dare una forma più strutturata e fruibile alla documentazione riguardante la persona cui l'archivio stesso è intitolato. Tuttavia, non ci sembrava sufficiente proporre una semplice aggregazione ordinata di documenti: questi, da soli, non sono in grado né di recare la testimonianza di una vita, né di riallacciare con la storia quel dialogo attivo e partecipativo indispensabile a mantenere vivo nel presente il senso politico e umano degli eventi passati. Abbiamo intenzione di porre rimedio a ciò con l'avvio del progetto documentario denominato “Una storia soltanto nostra, una storia di tutti”.
Questo titolo, che fa eco a quello del libro di Licia Pinelli “Una storia quasi soltanto mia”, ci sembra infatti significativo per riassumere l'idea da cui muoviamo. In primo luogo, la rivendicazione dell'identità di Pino, non solo come militante anarchico, ma anche come uomo; non come vittima, ma come parte agente di questo mondo. In secondo luogo, per tratteggiare la dimensione allargata di partecipazione che vogliamo dare a questo nostro sforzo; la storia di Pino, direttamente o meno, ne ha toccate tante altre e il senso di quanto accaduto dovrebbe essere patrimonio dell'intera società.
Per raggiungere questi obiettivi stiamo affiancando, ad un'attività di raccolta documentaria più classica, una ricognizione che interroghi l'impatto della vicenda e delle mobilitazioni che ne sono scaturite in ambito sociale, politico, artistico, unitamente ad una campagna di interviste video nel segno di una “storia popolare” che permetta di colmare quelle lacune che sfuggono alle maglie di documenti e resoconti. Ne è un esempio la forte presenza lasciata nell'ambiente di lavoro in ferrovia, mantenuta ben viva dai colleghi e trasmessa ai più giovani, come testimoniato da Pippo Gurrieri, che proprio in quell'ambiente si trovò alcuni anni più tardi.
Tutto il materiale che verrà in questo modo raccolto andrà a comporre un database digitale online liberamente accessibile e consultabile. Nelle intenzioni questo database dovrà servire anche a raccogliere informazioni su altri lavori esistenti riguardanti l'ambito del progetto (come l'opera di completa digitalizzazione degli atti processuali, effettuata alcuni anni or sono), in modo da metterli più facilmente in relazione.

Milano, 1989 - Manifestazione davanti alla Questura.
Sfila anche una sagoma gigante di Pinelli,
realizzata da Enrico Baj

Al momento attuale, il progetto può contare sul fondo dedicato a Piazza Fontana e Giuseppe Pinelli conservato presso il Centro Studi e in parte digitalizzato, articolato in diverse sezioni, tra cui da segnalare una libraria che raccoglie circa 150 volumi in gran parte donati da Claudio Crotti, una consistente raccolta di ritagli stampa comprendente circa 30 faldoni, i materiali preparatori e di ricerca utilizzati da Luciano Lanza per la stesura del libro “Bombe e segreti” e affidati a noi, nonché un archivio fotografico digitale contenente circa 2000 immagini provviste di didascalia tra fotografie e manifesti d'epoca, frutto del lavoro di Roberto Gimmi e messo a disposizione del Centro Studi.
È in corso anche un'importante collaborazione con Licia Pinelli finalizzata alla digitalizzazione del suo archivio personale, costituito da fotografie, carteggi e ritagli stampa.
Il Centro Studi Libertari è sempre stato una realtà finanziata dal basso, filosofia che abbiamo intenzione di mantenere anche in questo caso sostenendo il progetto mediante una campagna di crowdfunding online.
Per seguire gli sviluppi e per tutte le informazioni vi invitiamo a seguirci sul nostro sito www.centrostudilibertari.it o a scriverci all'indirizzo email centrostudi@centrostudilibertari.it.
Non solo, ma più fortemente vi invitiamo a dare il vostro contributo: sia nel caso di documentazione che ritenete interessante segnalare, sia per lasciare la vostra testimonianza, non esitate a contattarci.

Roberto Viganò




Salonicco (Grecia)/
Cronache dalla Vio.Me, fabbrica autogestita (e attiva nel sociale)

Abbiamo già parlato della VIO.ME di Salonicco, la fabbrica occupata, riconvertita ed autogestita dai lavoratori (“A” 404, febbraio 2016). Un recente viaggio nella città greca ha consentito di avere qualche aggiornamento di prima mano sulla situazione.
I terreni ed i macchinari sono sempre soggetti alle aste giudiziarie. Ad oggi la base d'asta resta di 30 milioni e non è stato ancora trovato nessun acquirente. C'è il timore, però, che la prossima asta possa partire da una base inferiore ai 20 milioni e si vocifera che i vecchi proprietari potrebbero ripresentarsi sotto altra veste per riacquistare la proprietà.
VIO.ME punta sempre sulla mobilitazione dei suoi sostenitori per far saltare le aste, impedendo eventuali offerte d'acquisto (l'ultima asta, relativa ai soli macchinari, è stata fatta saltare in questo modo il 2 novembre 2017). Come risarcimento parziale per gli arretrati non pagati, viene chiesta l'assegnazione ad affitto agevolato del magazzino. Un'eventuale legalizzazione parziale potrebbe anche ostacolare la stessa vendita dei terreni e il sequestro dei macchinari; consentirebbe inoltre di aumentare la produzione e, in seguito, di ampliare la gamma di prodotti, comprendendovi anche i cosmetici.

Salonicco (Grecia) - L'esterno dell'ambulatorio nella fabbrica autogestita Vio.Me.

In questi mesi VIO.ME si è impegnata a migliorare le prime ricette: è stata inaugurata una nuova linea di prodotti biodegradabili al 100%. Purtroppo non sempre la cooperativa riesce ad acquistare solo da piccoli produttori locali, come avveniva all'inizio dell'attività, sia perché la produzione di questi non è regolare e non garantisce una fornitura costante, sia perché i loro prezzi sono più elevati rispetto ad altri produttori.
Attualmente l'attività riesce a garantire un salario mensile di 400 € che, considerata la deflazione, corrisponde a circa 650 € del periodo antecedente la crisi. Il salario è uguale per tutti (a parte gli extra per le trasferte in Grecia e all'estero e per i turni notturni di vigilanza). A tutti viene anche garantito il versamento dei contributi assistenziali e previdenziali.
Ma, come abbiamo a suo tempo raccontato, VIO.ME non è solo autogestione produttiva; è anche militanza politica ed impegno sociale. Vale la pena riportare due esempi significativi.
In Grecia, come conseguenza delle misure di austerità imposte dalla Troika, chi perde il lavoro è coperto dall'assicurazione sociale solo per un anno; poi si deve pagare ogni cura, con costi cresciuti esponenzialmente. In una tale situazione, disoccupati e migranti si trovano spesso senza alcuna possibilità di accedere all'assistenza sanitaria. È per questo che VIO.ME ha aperto nel gennaio 2016 un ambulatorio sociale gratuito (chiamato “Centro Medico dei Lavoratori”, Ergatikó Iatreío) nei locali adibiti, prima dell'occupazione, a laboratorio chimico.
L'ambulatorio è gestito, in collaborazione con il “Centro Medico di Solidarietà Sociale” (Koinonikó Iatreío Allilengýi, KIA) di Salonicco, con un'assemblea generale, affiancata da un “Health Team”. Gli appuntamenti possono essere presi tutti i giorni e le visite si effettuano tutte le settimane, il mercoledì e il giovedì. I servizi erogati (medicina generale, ortopedia, psichiatria, infermeria e dispensario farmaceutico) sono ispirati ai principi della medicina olistica: la prima visita di “chi viene” (chiamato proprio così, “proserchómenos”, non paziente) può durare fino a due ore per ricostruire la storia clinica complessiva: non solo lo stato di salute, ma lo stile di vita, le condizioni di lavoro, le problematiche personali o familiari. La presenza di una psico-terapeuta è considerata indispensabile proprio in quest'ottica ed è stata utile anche per affrontare il disagio che spesso prova chi resta privo di tutto, senza lavoro, senza casa, in una situazione difficile anche dal punto di vista personale ed umano (spesso con separazioni, senso di frustrazione e di fallimento personale...).
Sul piano internazionale, VIO.ME partecipa al coordinamento delle fabbriche recuperate, che tiene periodicamente incontri sulla “Economia dei lavoratori”. L'ultimo si è tenuto a Buenos Aires (28 agosto - 2 settembre 2017) e VIO.ME ha proposto due importanti iniziative all'insegna del mutualismo e della solidarietà internazionale:
1.la costituzione di un Fondo di Solidarietà Internazionale, finanziato dalle stesse aziende recuperate, per sostenere le attività dei lavoratori auto-organizzati;
2.la costituzione di una Rete logistica della solidarietà internazionale per il trasporto, lo stoccaggio e la distribuzione dei prodotti delle diverse realtà autogestite, in modo che in ognuna di esse sia possibile trovare i prodotti di tutte le altre.
Si tratta di strutture considerate indispensabili per garantire un supporto materiale alla battaglia che viene svolta quotidianamente dalle aziende autogestite; una battaglia inquadrata in una più ampia prospettiva, come hanno affermato gli stessi lavoratori della VIO.ME all'incontro di Buenos Aires: “Crediamo fermamente che il nostro obiettivo sia radicale: impossessarsi dei mezzi di produzione. Farli funzionare sotto l'autogestione dei lavoratori stessi. Produrre, distribuire e condividere prodotti e servizi - non merci - per i bisogni della comunità, non per le necessità del profitto capitalista e della borghesia. Un passo avanti verso un'ampia autogestione della società. Ciò può essere ottenuto solo se il mirino delle nostre armi sia puntato sul sistema capitalista nel suo complesso. Quindi combattiamo una battaglia anticapitalista. Ecco perché concepiamo la presa di possesso delle fabbriche e delle aziende non come una pratica parallela al mercato capitalista, ma come un passo verso un più ampio movimento contro il mercato capitalista. Perché se non distruggiamo le cosiddette “leggi di mercato” adesso, presto o tardi le stesse “leggi” distruggeranno noi.

Massimiliano Barbone
emmebi@inventati.org




Buchmesse 2017/
Segnali di decrescita ma non per la bibliodiversità

Il rapporto annuale dell'Associazione Internazionale degli Editori è dedicato quest'anno alle fiere mondiali del libro, la cui importanza viene spiegata così: “Le fiere del libro svolgono un ruolo sociale importantissimo. Mentre quelle aperte al pubblico promuovono libri e letture, spesso le loro equivalenti professionali permettono agli editori, agli agenti, ai distributori e ai librai di incontrarsi e concludere concretamente affari. Inoltre richiamano l'attenzione dei media e del pubblico sull'industria del libro e offrono occasioni di incontro tra autori e lettori. Le fiere sono un momento in cui convergono molte professioni creative. In un'epoca in cui le attività si svolgono spesso a distanza, i professionisti del libro credono ancora che le fiere non abbiano perso la loro importanza. Al contrario, le trattative che si svolgono alle fiere del libro garantiscono una migliore qualità e la dimensione umana di questi scambi rappresenta un vincolo di fiducia.”
Mentre la fiera di Francoforte si è da tempo affermata come il principale luogo di incontro tra editori di tutto il mondo, solo poche altre – Londra, Bologna, Guadalajara – hanno una dimensione davvero internazionale.
Se fino a qualche anno fa vi partecipavano soprattutto editori, agenti e scout, la diversificazione del settore editoriale, con l'accesso di contenuti multimediali, oggi richiama un universo variegato di soggetti che offrono strumenti avanzati per la composizione, la stampa, l'archiviazione di dati e immagini, e cento diavolerie futuribili. Così si può notare il paradosso di un mondo al tramonto, quello del libro, che coabita con numerose proposte alternative di conservazione e trasmissione di “contenuti”.

Francoforte sul Meno (Germania), ottobre 2017 - L'accogliente padiglione
dell'Ungheria, alla Buchmesse (la Fiera del libro). In linea con l'atteggiamento
di accoglienza per i migranti espresso dal governo ungherese

A Francoforte quest'anno questo fenomeno si riflette in due dati: il numero degli espositori è aumentato mentre si è ridotta la superficie espositiva, il fatturato dell'editoria è leggermente cresciuto, ma il numero di nuovi titoli in uscita è calato o è rimasto uguale. Parallelamente, la scelta delle case editrici presenti è andata nel senso di limitare lo sfoggio di ricchezza e potere con stand faraonici, evidente per esempio negli spazi riservati agli editori americani, dove risultava prevalente la presenza di case editrici indipendenti.
Anche nello spazio destinato all'Italia era palese la scelta di tante case editrici che hanno rinunciato a un proprio stand, accontentandosi di esporre le proprie novità sugli scaffali dello spazio collettivo dell'Associazione Italiana Editori, mentre i principali gruppi, Mondadori-Rizzoli, GEMS, Giunti, De Agostini hanno optato per spazi più discreti. Una nota a parte merita la scelta del padiglione ungherese, che metaforicamente esprimeva con il suo recinto di lamiera, la politica di chiusura all'esterno del governo di Budapest.
Il padiglione Uno ospitava il paese invitato d'onore, che quest'anno era la Francia, e anche qui si notava la sorpresa di una rinuncia alla grandeur: le “conquiste” della cultura transalpina erano esposte su modesti tralicci di legno grezzo.
In questo clima dimesso, è risultato ancor più evidente il ruolo dell'editoria indipendente. Così, all'interno della fiera, si sono svolti incontri di partnership solidale tra editori e sulla libertà di pubblicazione (un'iniziativa della International Alliance of independent publishers), c'è stato uno spazio dedicato all'editoria indipendente in America Latina (iniziativa della rete di lingua spagnola dell'Alliance), incontri tra editori delle aree francofone (organizzati dal Bureau International de l'édition Française - BIEF), e perfino un Indie Time Party, (un'iniziativa di ODEI e IPG in collaborazione con la Fiera). Trova così sempre più spazio la bibliodiversità.

Guido Lagomarsino




San Giovanni Valdarno/
Inaugurata via Otello Gaggi

Sabato 11 novembre 2017 si è svolta a San Giovanni Valdarno (Ar) la cerimonia ufficiale per l'inaugurazione di una via intitolata a un operaio della Ferriera, all'antifascista anarchico Otello Gaggi (1896-1945) morto nel gulag sovietico. L'iniziativa, a cui hanno partecipato oltre settanta persone, è stata promossa dal Comitato “Un ricordo per Otello Gaggi” insieme al Comune. Erano presenti i familiari di Otello e anche delegazioni di compagni provenienti da altre parti della regione (Firenze, Arezzo, Empoli, Livorno, Lucca).

L'evento è stato seguitissimo dalla stampa e dalle emittenti locali. Sono intervenuti per l'occasione il sindaco Maurizio Viligiardi, lo storico Giorgio Sacchetti, il cantautore Alessio Lega con il suo repertorio di canti della tradizione popolare e libertaria. La strada, collocata alla periferia sud della cittadina valdarnese in una zona destinata a ulteriore sviluppo urbanistico, costituirà memoria perenne per un antimilitarista anarchico, per un combattente contro tutti i totalitarismi.

San Giovanni Valdarno (Ar), 11 novembre 2017 - Giorgio Sacchetti
durante il suo discorso e (alla sua sinistra) Alessio Lega

Inaugurazione, servizio tv locale:
http://www.valdarno24.it/2017/11/11/san-giovanni-dedica-strada-otello-gaggi-antifascista-morto-nel-gulag-sovietico/




Barletta/
Ritorna Carlo Cafiero. In busto

Il 28 settembre il busto di Carlo Cafiero, situato sulla facciata della sua casa natale a Barletta, è stato riesposto dopo lavori di restauro completamente autofinanziati. Il progetto vuole dare continuità alla commemorazione del 170esimo anniversario della nascita di Cafiero organizzata lo scorso anno da diverse realtà territoriali. Un'iniziativa che cerca di andare oltre “la rimozione di polvere dal manufatto”, fino a rispolverare la figura dell'anarchico rivoluzionario dall'oblio, restituendola alla cittadinanza attraverso una percorso di acquisizione collettiva di memoria storica e consapevolezza sociale.
Alla cerimonia erano presenti gli studenti del Liceo “C. Cafiero” di Barletta a cui è stata donata una copia autoprodotta dello scritto “La Rivoluzione”. La giornata è continuata in piazzetta “Della Sfida” con la proiezione de «La Libertà», un cortometraggio di Carlo Pisani e Mimmo De Ceglia, ospite dell'evento, su anarchici e rivolte contadine nella Puglia dell'800.
L'iniziativa curata dal Collettivo Exit, si è posta come obiettivo quello di attualizzare il pensiero di Cafiero, anarchico che ha cercato di sollevare il popolo contro l'autorità statale nella seconda metà del XIX secolo, nella certezza che oggi questo grande uomo sarebbe impegnato contro la diseguaglianza sociale, contro il modello imperante di sfruttamento del lavoro, contro un modello economico che inquina e ammala Barletta, come Taranto ed altre città, attraverso percorsi di auto-organizzazione politica e di autogestione lavorativa.

Barletta - Il busto di Carlo Cafiero

Parallelamente a queste iniziative, il Collettivo Libertario “Rivoltiamo La Terra” ha svolto un lavoro di ricerca bibliografica sulla lapide commemorativa di Carlo Cafiero a Barletta. Diverse sono state le informazioni che ignoravamo, a causa di un vuoto generazionale che ci ha impedito di acquisire di prima mano, storia e curiosità sul movimento anarchico locale.
Grazie alla validissima collaborazione di Giampiero Landi della Biblioteca Libertaria “Armando Borghi” di Castel Bolognese (RA), abbiamo scoperto che la lapide era già pronta nel 1922 ma che, probabilmente a causa della presa del potere fascista, rimase nascosta in una cantina fino al 1946 quando fu finalmente installata sulla facciata della casa natia in Corso Vittorio Emanuele n. 111, dal Gruppo Anarchico “Carlo Cafiero” di Barletta in una grande manifestazione, a cui partecipò anche Armando Borghi, che tenne un comizio nel Teatro Dilillo, l'11 settembre dello stesso anno per commemorare il centenario dalla nascita dell'anarchico barlettano.
Di quella manifestazione rimangono ora preziosissime fonti disconosciute a Barletta: foto, articoli locali e comunicati del gruppo anarchico per rendere conto dei contributi economici arrivati a sostegno dell'iniziativa e delle spese affrontate. Nomi, volti ed immagini vanno ad arricchire quella memoria storica negata e la consapevolezza dell'esistenza di un grande desiderio libertario popolare del passato.
Tutto ciò oggi costituisce un punto fermo da cui ripartire per costruire il sogno della società anti-autoritaria per il quale Carlo Cafiero si era tanto battuto.

Francesco Scatigno
Simona Spadaro
Collettivo Libertario “Rivoltiamo La Terra” (Barletta)



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