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Rivista Anarchica Online





Crowdsourcing

Il neologismo “crowdsourcing” è una contrazione di crowd (folla) e outsourcing (esternalizzazione).

Lo sfruttamento della folla

L'utilizzo di Internet e del Web in particolare è diventato di massa dopo il 2000. Fra le trasformazioni principali intervenute, ricordiamo: la comparsa del cosiddetto Web 2.0 e dei social media; la diffusione di fenomeni legati alla contribuzione di massa (crowdsourcing), eventualmente in termini monetari (crowdfunding); la moltiplicazione degli smartphone e di altri dispositivi portatili; le conseguenze di queste novità sulle cosiddette economie “collaborative”, legate alla condivisione.

Origini del crowdsourcing

Il termine crowdsourcing compare per la prima volta intorno al 2005 sulla rivista “Wired”, un mensile statunitense di orientamento tecno-capitalista e libertariano, particolarmente influente nel mondo delle tecnologie digitali.
L'idea è semplice: non solo Internet aumenta le possibilità di esternalizzazione, “abolendo” le distanze geografiche e consentendo di lanciare pubblicamente appelli a un numero enorme di persone connesse, ma rende possibile un aumento di produttività mobilitando vere e proprie masse di “lavoratori”, più o meno volontari, più o meno sfruttati.
Se vogliamo utilizzare una terminologia certo meno in voga rispetto alla narrazione della sharing economy, potremmo dire con il vecchio Pierre-Joseph Proudhon che il crowdsourcing è semplicemente un modo per estrarre un po' più di plusvalore; se vogliamo raffinare un poco l'analisi alla maniera del vecchio Karl Marx, serve per aumentare il plusvalore relativo. Nulla di nuovo dal punto di vista filosofico ed economico.
In pratica, il crowdsourcing può assumere forme diverse.

Grandi progetti collaborativi

I grandi progetti “collaborativi”, commerciali o meno, a scopo di ricerca oppure no, si sono moltiplicati con la diffusione del Web. L'enciclopedia online Wikipedia è l'esempio più noto. Un esempio scientifico è il progetto di calcolo distribuito volontario SETI@home. Avviato nel 1999, usa computer connessi a Internet per analizzare segnali radio in cerca di segni di intelligenze extraterrestri (SETI è l'acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence).

Micro-lavoro a cottimo: Amazon Mechanical Turk

Micro-lavoro, o per meglio dire lavoro a cottimo (più si produce e più si viene retribuiti). L'esempio più chiaro è la piattaforma Amazon Mechanical Turk, il mercato del lavoro ideato e promosso da Amazon. I lavoratori si iscrivono alla piattaforma per realizzare degli HITs (Human Intelligence Task, Compiti di Intelligenza Umana), che le macchine non sono (ancora) capaci di svolgere, oppure che sono eccessivamente onerosi dal punto di vista computazionale e richiedono quindi intelligenze umane. Per esempio, cercare o formulare un titolo per descrivere una foto o un video; trascrivere registrazioni audio; moderare i commenti di piattaforme web; standardizzare i nomi di file, e così via.
Questi compiti vengono svolti in cambio di una micro-remunerazione, offerta dai datori di lavoro, che si iscrivono sulla piattaforma per cercare manodopera. Amazon si ritaglia una commissione sul lavoro che oscilla tra il 20% e il 40% del compenso. Si tratta evidentemente di una versione digitale del sistema del caporalato a cottimo, con la differenza fondamentale che tutto viene gestito in maniera il più possibile automatizzata. Da notare il sarcasmo di Amazon: il Turco meccanico era un'automa capace di giocare a scacchi, un'elaborata truffa che per quasi cent'anni ingannò mezzo mondo (XVIII - XIX sec.). All'interno della macchina trovava posto una persona di statura molto bassa, ovviamente molto bravo a scacchi, che era in grado di vedere le mosse grazie a un sofisticato sistema di magneti e leve e batteva regolarmente gli avversari. Nel caso del Turco Meccanico di Amazon, le persone nascoste dentro alla macchina sono evidentemente gli utenti pagati a cottimo.

Micro-lavoro non remunerato

Il caso più noto è probabilmente quello di reCaptcha, il sistema di CAPTCHA (Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart, ovvero Test Pubblico di Turing Completamente Automatico per Separare Umani e Computer) di proprietà di Google. Si trova spesso alla conclusione dei formulari online, dove ci viene chiesto di provare che siamo umani, ad esempio ricopiando una stringa di caratteri, oppure selezionando fra una serie di immagini quelle che rispondono a un determinato criterio. Questo sistema, proposto da Google gratuitamente agli amministratori di siti Web, consente di impedire ai bot (robot software) di fingersi umani, rendendo quindi più difficili gli attacchi informatici di tipo brute force (ad esempio, provare tutte le password possibili per entrare su un servizio). Ma, grazie alle risposte fornite dagli utenti-umani, consente anche di migliorare i sistemi di Google. Come il sistema di riconoscimento dei caratteri che utilizza per i libri che scansiona (Google Books), oppure per migliorare le immagini di Google Street View e di altri servizi.

Spec work ovvero lavoro speculativo

Con l'esplosione di settori come la grafica, il design, l'architettura o la fotografia, il lavoro speculativo consiste nella realizzazione di piattaforme che mettono in concorrenza le offerte di vari specialisti di un settore specifico, sotto forma di concorso. Così, se devo restaurare una casa, posso richiedere un preventivo a professionisti di tutto il mondo! I concorrenti devono presentare il loro progetto. Il vincitore avrà diritto a... essere remunerato per il progetto, oppure (addirittura!) a svolgere il lavoro in questione. Concorrenza globale speculativa.

Smartphone & C., cavalli di troia della disruption

L'adozione in massa di smartphone e altri dispositivi mobili ha segnato una svolta nei sistemi di esternalizzazione del lavoro e della contribuzione in genere. Questi dispositivi permettono infatti di aumentare in maniera esponenziale il tempo di connessione pro capite, e quindi il tempo di permanenza e attenzione prestata alle piattaforme. Così come anche la reattività degli utenti. Inoltre i dispositivi mobili connessi consentono l'avvento di una dimensione del tutto nuova rispetto a certe forme di consumo “collaborativo”, ovvero di condivisione non a scopo di lucro (almeno per gli utenti, e sia chiaro: in teoria!).
Il caso del car-sharing è lampante (blablacar, la piattaforma più utilizzata in Europa, è stata acquistata da SNCF, le ferrovie francesi), così come quello dello scambio di ospitalità (Couchsurf è stata la piattaforma più nota) o di scambio e compravendita C2C (Customer to customer, da consumatore a consumatore) di oggetti usati. Questi sistemi hanno in comune il fatto di mettere in contatto offerta e domanda con la sola intermediazione della piattaforma. AirBnB e Uber, con tutte le controversie e dispute che continuano a suscitare, sono gli esempi più chiari. Gli smartphone aggiungono a una connettività permanente la possibilità di una costante geolocalizzazione, in grado di combinarsi con quella fornita da altri terminali come i navigatori e altri oggetti connessi dell'Internet delle Cose.
Le piattaforme diventano il solo intermediario fra gli utenti, o meglio, fra i dispositivi nelle tasche degli utenti. Basta implementare gli algoritmi adatti per far coincidere domanda e offerta, ovvero rendere flessibile la catena logistica.
Il mercato della mobilità stesso, con Uber in testa, è per ora l'applicazione più devastante. Il padrone viene interiorizzato dal guidatore che ormai considera dei posti liberi sulla sua vettura privata una perdita di introiti, proprio come chi dispone di una stanza in più sa che potrebbe monetizzare invece di lasciarla vuota per l'ospitalità ad amici di passaggio.
Sono tipici esempi di “disruption” di segno libertariano che tendono a risignificare gli spazi, i tempi e le relazioni fra le persone, promuovendo interazioni automatizzate e mercificate. L'ospitalità scompare di pari passo con l'autostop, quasi fossero pratiche ormai desuete, contrarie allo spirito del tempo.
Nello stesso spirito di privatizzazione di ogni attività troviamo anche le piattaforme per il recapito di pasti, da parte di fattorini sottopagati, schiacciati dalle notifiche delle piattaforme come Deliveroo e Foodora, per citare le più note.
Geolocalizzati e monitorati senza soluzione di continuità, vengono definiti imprenditori in bicicletta. I cloni di ecosistemi di sfruttamento analoghi, in cui l'istanza di controllo viene ricercata e interiorizzata sono potenzialmente illimitati.

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