Rivista Anarchica Online
Segnali di fumo a cura di Carlo E. Menga
La sintassi della soluzione
E' proprio vero che ogni autore, quando scrive, lo fa presupponendo un lettore ideale cui rivolgersi. É
una legge
che vale non soltanto per la nobile arte della letteratura, ma anche per quella, forse meno nobile ma almeno
altrettanto determinante per il comportamento umano, della pubblicità. Probabilmente l'unica differenza
davvero
sostanziale è che il letterato, quando è realmente ed esclusivamente interessato al fatto artistico,
presuppone un
lettore perfetto. Invece il pubblicitario presuppone praticamente sempre un lettore imperfetto. Il testo
dell'involucro di Ecolution (un tipo di rotolo di carta assorbente per asciugare in cucina, più o meno) ci
dà un esempio di come un modo di pensare proprio del lettore-destinatario-consumatore, considerato
ormai
generalmente diffuso, nella fattispecie l'atteggiamento ecologista, venga ristrutturato e ipostatizzato come
ideologia (cioè, genericamente, non come una modalità di pensiero libera e autonoma,
bensì come una struttura
interiore meccanicamente e automaticamente determinata). E, in quanto ideologia, venga considerata come
imperfezione, come debolezza, come punto da aggredire per far passare il proprio messaggio. Analizziamo
dunque questo testo, tenendo conto, comunque, che tale presupposizione di specificità costituisce
già un primo inganno, una preliminare ipocrisia: ci rivolgiamo a te, fruitore ecologista, perché
tu si che sei
positivamente diverso da tutti gli altri (mentre sappiamo benissimo che vi stiamo considerando tutti uguali, dato
che facciamo leva su un valore che chiunque, avendolo ideologizzato, si vergognerebbe di ritenere negativo e che,
comunque, ciascuno rivendica come proprio e differenziante, poiché c'è sempre qualcun «altro»
che sporca, che
inquina). Tanto per incominciare, il testo avoca al prodotto descritto il merito del primato morale e temporale
di essere la
prima carta casa con involucro totalmente «idrosolubile», come per dire: nessun altro ci aveva pensato prima
(sporcaccioni!), nessun altro c'era riuscito prima (incompetenti!). E qui facciamo anche il primo interessante
incontro con la semantica e la sintassi. Niente di strano che per motivi di economia linguistica, anche se non
sempre del tutto giustificabili, ogni tanto cada e si perda per strada qualche preposizione articolata per cui «carta
per la casa» diventa «carta casa». Ma l'aggettivo «idrosolubile» virgolettato appare un mistero del tutto insolubile,
e non solo nell'acqua. Le virgolette sono una categoria sintattica utilizzata fondamentalmente per staccare, isolare
una parte di testo dal relativo contesto, nell'intento di significare o che quel brano appartiene a un altro testo (per
es.: è una citazione), oppure per attribuire al termine o al brano un senso diverso da quello che
normalmente gli
è attribuito (per es.: la figura retorica dell'ironia). La fattispecie di «idrosolubile» tra virgolette non
si configura né nel primo né nel secondo caso. Infatti si tratta
di un termine di uso comune, sia pure ancora vagamente connotato di linguaggio specialistico scientifico, per il
quale comunque non c'è alcun bisogno di rinviare ad altri testi più autorevoli, perché
già dai tempi immemorabili
dell'Idrolitina e dell'Idroscalo anche il volgo più incolto sa, pur non sempre con approfondita
consapevolezza
glottologica, che il prefisso greco «idro» significa «acqua». Ancora: sembra del tutto controproducente ai fini
del
marketing insinuare il dubbio che dietro «idrosolubile» ci stia celato qualche altro significato diverso o,
scandalosamente, del tutto opposto. Anzi, direi che l'effetto dato da quelle virgolette è proprio quello di
far
pensare che l'involucro sia tutto meno che solubile in acqua. A questo punto possiamo ritenere tranquillamente
spiegato l'arcano riconducendolo ad un uso improprio e del tutto errato delle virgolette, come se fossero una
valida alternativa al grassetto o al corsivo, per evidenziare la parola importante e attirarvi l'attenzione. L'effetto,
come dicevo prima, secondo me è disastroso. Cominciano ora le spiegazioni per subumani col
cervello in pappa. Il testo infatti continua: «la prima carta casa
che rispetta veramente la natura: il suo involucro si scioglie velocemente nell'acqua, non inquina ed è
biodegradabile». Faccio notare, di passaggio, che anche la cacca è assolutamente biodegradabile,
però inquina
lo stesso consistenti tratti di mare delle coste italiane. Una valvola mitralica artificiale è di plastica, ma,
in quanto
non è affatto biodegradabile, proprio per questo ti salva la pelle. Per dimostrare scientificamente questo
concetto,
sul retro viene addirittura proposto un esperimento biochimico. Sul retro della confezione è disegnato con
linee
tratteggiate un piccolo rettangolo da ritagliare, provvisto dell'icona di un paio di forbici (non si sa mai: si dovesse
essere costretti a lacerarlo via ferinamente con le unghie e coi denti. Testo: «Prova anche tu! Ritaglia il pezzetto
di involucro qui sotto, immergilo in acqua, in pochi minuti si dissolverà». Evviva evviva: che bel
giochino! Segue,
tra parentesi, la debita avvertenza in stile tecnico-scientifico: «Eventuali possibili residui colorati sono dovuti
agli
inchiostri di stampa, completamente atossici che impiegano un tempo più lungo per
dissolversi». L'involucro di Ecolution è realizzato con un nuovo materiale biodegradabile che si
dissolve totalmente in acqua
senza recare danno all'ambiente. Gli inchiostri di stampa non sono tossici e non inquinano. Due brevi commenti:
l'insistenza sulla velocità della soluzione e sul tempo più lungo che impiegano gli inchiostri per
dissolversi, mi
ricorda un vecchio racconto dell'allora giovanissimo Isaac Asimov, a quel tempo studente di chimica, su
un'immaginaria sostanza chiamata tiotimolina resublimata, dalla solubilità talmente rapida che si
scioglieva
ancora prima di essere posta a contatto con l'acqua, per il solo fatto che lo sperimentatore manifestava
l'intenzione di verificare i tempi di soluzione, o anche semplicemente si limitava a pensarci. Quanto al «nuovo
materiale biodegradabile» i produttori si guardano bene dall'indicarne il nome, un po' come se volessero
proteggersi dallo spionaggio industriale. Noi però siamo portati a sospettare che, nel caso, magari un
chimico
curioso potrebbe scoprire che quel nuovo materiale, vai un po' a vedere, provoca l'epilessia nelle balene, o che
so io. Infine, tre ciliegine una dietro l'altra in un crescendo di ambigua significanza. «La sua carta è di
cellulosa
vergine ricavata da apposite piantagioni». Cioè: coltivano piante (quali?) appositamente per produrre
questa carta?
E la cellulosa è vergine forse perché non contaminata da riciclaggi? E se così fosse, come
si concilia ciò con
l'istanza ecologista di adoperare carta riciclata per ridurre gli sprechi? «L'alta tecnologia produttiva (quale? o
è
solo una manfrina per giustificare un eventuale costo maggiore o un futuro aumento del medesimo?) permette
di ridurre il consumo energetico (di chi? il nostro o il loro?)». L'ultima delle tre ciliegine è lo slogan:
«Più contento tu. Più pulito il mondo». Ora, è vero che si tratta di due frasi
diverse, anzi: di due periodi, dato che sono separati da un punto fermo. Però, chi legge di fretta non si
accorge
se c'è il punto o i due punti, e nota soltanto l'ordine delle frasi. Il che gli fa pensare che possa essere la
sua
contentezza a rendere più pulito il mondo e non, viceversa la maggiore pulizia di quest'ultimo a
incrementare la
propria felicità. Ancora una svista sintattica, o la stravolgente subdola induzione di un altro atteggiamento
consumistico? Perdonatemi, ma non riesco proprio a guarire dalla mia paranoia.
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