Rivista Anarchica Online

rivista anarchica
anno 15 nr. 128
maggio 1985


Rivista Anarchica Online

Il sesso del potere
di Mirina

I saggi sulla "Storia della sessualità", pubblicati prima della sua morte, propongono una lucida analisi del rapporto tra bisogni soggettivi e giurisdizione statale.

Non ho voluto fare una storia dei comportamenti sessuali nelle società occidentali, ma trattare un problema molto più austero e circoscritto: in che modo questi comportamenti sono diventati oggetto di sapere? (...) Quel che i lettori troveranno qui è la genesi di un sapere - un sapere che vorrei riaffermare alla radice, nelle istituzioni religiose, nelle forme pedagogiche, nelle pratiche mediche, nelle strutture familiari, là dove si è formato, ma anche negli effetti di coercizione che hanno saputo avere sugli individui, una volta che li aveva persuasi del compito di scoprire in se stessi la forza segreta e pericolosissima di una "sessualità".

Così si apre la prefazione dell'autore alla "Storia della sessualità". Il proposito metodologico è evidente. In questo ambito dove storia, teoria e politica si intrecciano e si fondono, Foucault offre strumenti di indagine nuovi e complessi, sistematici e forieri di ulteriori problematizzazioni. In quelli che lui stesso definisce i sondaggi che costituiscono il suo sogno di un lavoro a lungo respiro, l'elaborazione storica, da lui impiegata, è di segno opposto a quella dello storicismo classico.
Dall'uso interpretativo del dato storiografico, quale comune denominatore su cui calcolare i valori impliciti nei comportamenti e negli eventi, la storia diventa problema a se stessa. Da Weber in poi questa disciplina pone le basi per un suo autonomo cammino, formale e scientifico al tempo stesso. Con Foucault storicismo e scienza storica stemperano il loro carattere romantico e strutturale di sostegno preordinato della ricerca. Con lui assumono una funzione di analisi logico-pratica interna alle tecniche e alle dinamiche del potere. La nascita della follia, della clinica, della prigione, a cui Foucault ha dedicato studio e lavoro, sono altrettante archeologie dei dispositivi culturali e storici con cui il potere ha investito concretamente le condizioni della sua riproduzione.
La storia della sessualità è su questa stessa linea. Sviscera e materializza gli effetti dell'impatto sul corpo sociale e propone una lettura del potere non in termini solo e tanto coercitivi e repressivi, ma propositivi e vitali. Quando il potere si presenta come istanza di regolamentazione, normalizzazione, come scientificità; quando sotto queste mentite spoglie riesce a farsi accettare, Foucault ne coglie l'aspetto di maggior vivacità e successo. Interpretando i bisogni e i nuovi desideri dell'umanità, il potere riesce anche a gestirli e ad affermarsi, conseguentemente, come forza legittima. Impone, così, il suo monopolio della giurisdizione culturale.
Ne "La volontà di sapere" (primo libro dell'opera più vasta: Feltrinelli, Milano 1984, pagg. 142, lire 16.0000) è bandita ormai a chiare lettere l'impasse ideologica di una teoria del potere: "L'intento delle indagini che seguiranno è di avanzare piuttosto verso una "analitica" che verso una "teoria" del potere". La vecchia, stantia concezione del potere rappresentato in veste giuridica-statuale (il potere che è legge, il potere che impone, censura, reprime) mantiene la conoscenza in una fase recriminatoria e storicamente scontata. Non sviluppa azione; è fuori dal tempo; resta invischiata nella diatriba intellettuale, nella saccenteria, nella futilità (per certi gratificante) dell'accademia.
È, se non altro, curioso ricordare che proprio recentemente Toni Negri, attraverso le pagine di un quotidiano parigino, ha commemorato la morte di Foucault con un articolo in cui relegava il discorso del filosofo francese nelle sfere illusorie dell'azione. In sintesi il professore padovano considera demagogica e pericolosa quell'indagine critica che ricerca e mantiene presenti gli inscindibili contatti con il contesto politico in cui si manifestano i processi culturali. Un simile modo del procedimento intellettuale stimola (anche se non esplicitamente) alla concretezza operativa, o almeno alla coerenza dell'elaborazione teorica. Così Foucault diventa - per Negri - quel "cattivo maestro" che il senso mistificato dell'incriminazione giudiziaria del "7 Aprile" affibbia proprio a lui stesso. Il pentitismo culturale di un Negri stupisce, tanto o poco, quanto la consueta mentalità mercenaria dell'"intellighenzia tuttofare" a cui appartiene.
Porre l'accento, come fa Foucault, sulle condizioni di possibilità del potere, sul perché e come i domini hanno potuto stabilirsi in modo durevole, significa attaccare il loro sviluppo nel momento di maggior prolificità, quando cioè, sono in fase di espansione. Per simili premesse, interventi sul "tanto peggio" fanno parte degli impegni da retroguardia. Le direttive politiche "rivoluzionarie" di un Marx si intonavano su questa aria. Infatti per tutta l'esegesi marxista-leninista, le implicite debolezze del capitalismo sarebbero la garanzia del suo declino.
Foucault invece è interessato al tema nel momento in cui il potere è riuscito, nelle sue multiformi manifestazioni, a porre la sessualità come discorso, come incitazione, come proliferazione di sapere-potere: Del sesso si deve parlare, se ne deve parlare pubblicamente ed in modo che sfugga alla distinzione del lecito e dell'illecito, anche se il locutore la conserva; se ne deve parlare come di una cosa che non è solo da condannare o tollerare, ma da gestire, da inserire in sistemi di utilità (...) Il sesso non si giudica solo, si amministra.
La premessa metodologica, affrontata soprattutto nel primo libro, apre, nei due successivi, la ricerca descrittiva della storia della sessualità.
"L'uso dei piaceri" (Feltrinelli, Milano 1984, pagg. 262, lire 18.500) è un attento e qualificato lavoro intorno ai temi della sessualità nella Grecia classica. Sessualità, per altro, integrata nel quadro complessivo della personalità umana. Secondo l'umanesimo greco, per il quale la "Paideia" era il mezzo e lo scopo della speculazione filosofica, lo sviluppo dell'uomo libero verteva soprattutto sull'equilibrato rapporto delle sue attività. Per questo la problematizzazione della cultura greca sul tema della sessualità non era un settoriale e specioso trattato su ciò che è lecito o illecito, ma un'integrazione medica, etica, politica tesa ad offrire al soggetto le conoscenze e le relazioni interdisciplinari per un corretto uso del corpo e della mente.
La riflessione morale dei greci sul comportamento sessuale non ha cercato di giustificare dei divieti, bensì di stilizzare una libertà (...) la preoccupazione era molto più dietetica che terapeutica. La problematizzazione medica del comportamento sessuale è stata fatta non tanto partendo dalle preoccupazioni di eliminare le forme patologiche di quel comportamento, quanto muovendo dalla volontà di integrarlo, nel miglior modo possibile, nella gestione della salute e nella vita del corpo.
Nella parte riguardante la "dietetica", interessante e significativa è la correlazione tra cibo, attività fisica e sessuale. Vari elementi meritano di essere presi in considerazione. Per la riflessione dietetica dei Greci, il cibo e gli esercizi fisici sono notevolmente più importanti dell'attività sessuale. Questa importanza però si esprime in una corretta ed equilibrata gestione delle diverse attività e si esplica essenzialmente in termini di quantità e circostanze. Il cibo è strettamente collegato alle stagioni, alla fisiologia umana, ai compiti del cittadino. La conoscenza e la padronanza del proprio corpo equivalgono ad un uso moderato e cosciente dei propri bisogni. Necessita perciò di "allenamento" al fine di rendere l'uomo capace di governare se stesso. Da qui le possibilità, per il cittadino, di governare la cosa pubblica attraverso il tirocinio dell'autogoverno. Se l'aspetto politico in senso stretto non passa del tutto sotto silenzio, restano comunque prevalenti, secondo Foucault, le dinamiche soggettive e la preoccupazione edonistica di un controllo che valorizzi l'uso del piacere.
È nell'"Economica" che la valenza politica dei comportamenti assume maggior portata. Foucault sottolinea costantemente che la morale sessuale del pensiero greco, nell'età classica, è di segno maschile: una morale pensata, scritta, insegnata da uomini e rivolta a uomini. Morale virile in cui le donne non entrano che a titolo di oggetti o al massimo di partner che è opportuno formare, educare e sorvegliare, quando le si ha in proprio potere e da cui in compenso bisogna astenersi quando sono sotto la potestà di altri (padre, marito, tutore).
I testi di Isocrate, dello pseudo-Aristotele di Lisia affermano la disparità fondamentale ed essenziale fra l'uomo e la donna, marito e moglie. Alla complementarietà delle funzioni all'interno del matrimonio (l'uno procaccia il cibo, l'altra è addetta alla sua custodia; lui garantisce la discendenza, lei alleva i figli) non corrisponde affatto un'uguaglianza sostanziale nella relazione interpersonale. L'adulterio, per esempio, è considerato un'infrazione solo se lo commette la donna sposata. Viceversa il rispetto dovuto alla donna (sposata) si rivolge completamente all'uomo che ha potere su quella donna. Sono gli istituti del matrimonio e della patria potestà che devono essere salvaguardati. Non è un caso se nella legislazione, vigente all'epoca, lo stupratore, che se la prende solo con il corpo della donna, trascinato per un attimo dalla violenza del desiderio, viene punito meno gravemente del seduttore. Questi, corrompendo l'animo, fa sì che una donna appartenga più a lui che al proprio marito. Il seduttore insidia la regolamentazione patriarcale della famiglia.
Il rapporto gerarchizzato di dominio sta alla base dell'ordinamento sociale. Passa ed investe tutta la realtà, dal microcosmo del focolare domestico alla gestione della città. Il giusnaturalismo universale, che dirige la cultura e la politica della Grecia classica, vive anche nella ricerca medica. Il rifarsi al diritto naturale e il proporre organismi organizzativi che trovano un modello nel mondo naturale, hanno condotto verso uno stravolgimento empirico della fisiologia umana. Quello che Foucault chiama lo "schema eiaculatorio" ha definito non solo tutta la fisiologia sessuale maschile, ma ha investito e travolto soprattutto quella femminile. Ippocrate analizza l'atto sessuale come una meccanica violenta che porta alla fuoriuscita di sperma. Attraverso questa griglia viene letta, se non addirittura tralasciata, la sessualità femminile, che ripercorre, così, in un'immagine speculare rovesciata, le tappe del coito. La violenza dell'atto sessuale, nella sua versione maschile, postula ed impone una passiva entità anatomica e psicologica disposta a riceverla.
L'indubbia genialità di Foucault consiste proprio nella forza e nel rigore di questi abbinamenti che, penetrando e scomponendo la realtà per rintracciare la forma del potere in ogni suo angolo, non restano avvolti dalla sacralità della loro naturalezza. Rimettono in discussione tutto e leggono la storia con occhi chiari. Allargano l'orizzonte oscurando il conformismo dell'assodato.
A proposito della tolleranza che i Greci avrebbero dimostrato verso l'omosessualità, occorre precisare che questa nozione non è adeguata per esprimere quell'esperienza che noi definiamo omosessuale. Essa non è vista come un tipo di comportamento radicalmente diverso dall'amore verso l'altro sesso. La linea di demarcazione non segue questo spartiacque. Essa segue un canone di condotta che tiene presente le caratteristiche di futura virilità del ragazzo amato. Di fatto la bisessualità dei Greci è tale solo se si riferisce al fatto che un uomo adulto può contemporaneamente amare un ragazzo e una ragazza. Ma per quanto attiene il modo con cui considerano questa duplice pratica, essi non riconoscono due tipi diversi di desiderio che si contendono il cuore. Ad una bisessualità di comportamento non corrisponde una bisessualità del desiderio. L'elemento che caratterizza la struttura universale della sessualità fallica è la polarità, considerata necessaria, attivo-passivo. Intorno a questo punto sorge la problematica etica del comportamento.
Anche "Il libro dei sogni" di Artemidoro risente di questa prospettiva dualistica. L'interpretazione a cui rimanda resta carica dei temi propri alla considerazione sessuale della Grecia classica. Tuttavia si avvertono pure spunti ed elaborazioni del tutto originali che introducono nuove valorizzazioni della condotta sessuale. Con questa opera, scritta non prima del secondo secolo dopo Cristo, Artemidoro offre un manuale interpretativo assai suggestivo. Il metodo di analisi si concretizza su due fronti: quello della "onirico-critica" e della metodologia inerente. Foucault ne ricava alcuni elementi qualificanti: primo fra tutti l'emergere di un "soggetto di desiderio" che svolge il duplice ruolo di soggetto sognante e soggetto che agisce nel sogno. I sogni a sfondo sessuale assumono, così, un valore non strettamente simbolico, ma rimandano ad una connessione analogica e metaforica. L'immagine sessuale trasporta significati che esulano dalla sua specificità e riguardano più direttamente il campo delle relazioni sociali, dello status, delle gerarchie, dei beni patrimoniali. Queste, a loro volta, danno significato pronostico al sogno e alle sue immagini. Il libro diventa, perciò, un manuale per la vita quotidiana, in base al quale prepararsi per quegli eventi futuri, anticipati dalla attività onirica.
Innanzitutto il sognatore è sempre presente nel proprio sogno; le immagini sessuali non costituiscono mai una fantasmagoria pura e semplice. Il sognatore vi prende sempre parte, ne è anzi l'attore principale: vi è sovrapposizione esatta fra il soggetto che sogna un atto e il soggetto dell'atto quale è visto nel sogno. Artemidoro fa intervenire molto raramente atti e piaceri sessuali a titolo di elementi significativi e profetizzanti (...) Artemidoro li fa figurare solo tendenzialmente dalla parte del "significante" e quasi mai dalla parte del "significato", immagini e non senso, rappresentazione e non evento rappresentato. Questa è la finalità dei libri di Artemidoro: costituire una guida affinché l'uomo responsabile, il padrone di casa, sia in grado di comportarsi nel quotidiano in funzione dei segni che quel quotidiano possono prefigurare. È dunque il tessuto di questa vita familiare, economica, sociale che egli si sforza di ritrovare nell'immagine del sogno.
L'analisi dell'opera di Artemidoro introduce la descrizione della problematica sessuale che Foucault tratta nel terzo libro della sua storia: "La cura di sé", inerente al periodo ellenistico-romano (Feltrinelli, Milano 1985, pagg. 249, lire 19.000).
La cultura non procede a salti, ma lente evoluzioni confermano il principio che ogni epoca rivela caratteristiche a lei proprie. Socrate aveva per certi versi anticipato questa "cultura di sé" nell'"Apologia". Ma rimaneva ancora nell'ambito di un razionalismo etico non assimilabile alla morale-pratica delle scuole ellenistiche dello stoicismo, epicureismo e cinismo che tanto successo avranno nella società romana.
In effetti, agli albori della nostra era, emergono nuove modalità di intervento su quelle che sono le preoccupazioni inerenti all'attività sessuale e ai rapporti con i ragazzi. L'inquietudine circa i turbamenti del corpo e dello spirito conducono ad un regime di austerità superiore, o meglio, qualitativamente diverso da quello propugnato nella dietetica greca: un più approfondito interesse verso se stessi piuttosto che verso il proprio status. La valorizzazione della vita privata, ossia l'importanza riconosciuta ai rapporti familiari, pone l'istituto del matrimonio sulla sponda dei due coniugi, tanto da trasformarlo in un legame coniugale vero e proprio. Da qui una nuova mistica del rapporto d'amore, del piacere, per mezzo delle quali si profilano i lineamenti della coppia: fedele e unita dalla sacrosanta, naturale funzione riproduttiva.
L'Erotica sposta il campo di interesse dai ragazzi verso le donne e si intravedono i presupposti di una sistematizzazione della pederastia fra le attività inutili e sconvenienti. Di tali trasformazioni non è responsabile il rafforzamento di un'autorità pubblica che impone canoni giuridici o divieti codificati. Verosimilmente è più opportuno sottolineare l'indebolimento del quadro politico e sociale nel quale si svolge la vita degli individui: meno inseriti nelle città, più isolati gli uni dagli altri e più dipendenti da se stessi.
Nel quadro della cultura di sé, Foucault riesce a cogliere elementi suscettibili di ulteriori sviluppi, che un'epoca successiva porterà a compimento, dopo averli palesati e scoperti nella loro genesi.
Se da un lato la consistenza di una filosofia esistenziale permette di giungere al cuore dei bisogni e dei desideri degli uomini, dall'altro è proprio la loro conoscenza che da vitalità alla costituzione dei poteri. Un dilemma ed un interrogativo che Foucault lascia insoluti, volutamente insoluti, per rispetto all'indagine svincolata da tutti i possibili dogmatismi.
Poco prima di morire, nel giugno dell'84, l'autore lascia un materiale sufficientemente elaborato per la stesura del suo quarto saggio sull'argomento: "Le confessioni della carne", ossia l'analisi della pastorale cristiana per rintracciare la storia della sessualità in quell'epoca di ascetismo e rigore.
Il testamento spirituale di questo onesto intellettuale sta anche nella contenuta passione di uno dei suoi molteplici e stimolanti pensieri: Vi sono momenti, nella vita, in cui la questione di sapere se si può pensare e vedere in modo diverso da quello in cui si pensa e si vede, è indispensabile per continuare a guardare o a riflettere.