Rivista Anarchica Online
I diritti umani nel villaggio globale
di Salvo Vaccaro
Lo scorso marzo si è tenuta a Palermo la conferenza di presentazione ufficiale dell'«Osservatorio per
l'applicazione dei diritti umani nell'area mediterranea», nato a Palermo nell'ambito della Scuola di
specializzazione in istituzioni e tecniche di tutela di diritti umani dell'Università di Palermo. Ecco
l'intervento
del nostro collaboratore Salvo Vaccaro.
I problemi che si affacciano alla generazione di esseri umani che
vedrà l'alba del secondo millennio (secondo
il calendario cristiano) concernono soprattutto questioni relative alla sostenibilità del
pianeta terra. Solitamente,
il carico sostenibile è legato alla questione ambientale, e precisamente all'individuazione non tanto di
misure
di controllo dell'inquinamento che ne facciano regredire i valori di pericolo (ossigenazione delle acque, buco
dell'ozono, deriva delle terre, scioglimento dei ghiacciai, esaurimento delle risorse boschive, avanzamento del
deserto, piogge acide, smog metropolitano), quanto del limite di una razionalità che a tutt'oggi sfida a
morte la
rinnovabilità del ricambio organico uomo-natura, sfruttando cioè quest'ultima risorsa senza
preoccuparsi della
messa in esistenza del mondo in quanto tale. Ma la sostenibilità è legata anche alla
bipolarizzazione nord-sud che ha sostituito quella geopolitica tra est-ovest
in vigore dal trattato di Yalta (1944) al crollo del muro di Berlino (1989). Se quella bipolarità era
orizzontale,
sovradeterminando quelle formazioni schierate dietro i capi fila di due fronti contrapposti, la questione mondiale
nord-sud si gioca su una diretta egemonia del settentrione sul meridione (e le migrazioni ne sono un effetto di
ritorno), modulo replicato sotto ogni latitudine. Ciò non si riferisce solo allo sfruttamento industriale,
bensì
afferisce tutta l'economia sociale nel senso più ampio dell'espressione, cioè quei rapporti tra
risorse e consumi,
tra lavoro e autodeterminazione politica, tra benessere materiale e ricchezza culturale indigena, che si
condensano, in una parola, in regimi di autonomia e di libertà (quasi) esclusivamente al nord (con
relative
eccezioni) e in regimi di dipendenza e di vassallaggio al sud (con relative eccezioni). Nel sud del pianeta, la
forma della libertà politica è strettamente correlata alla forma di servitù economica,
non più diretta come ai
tempi del colonialismo imperialista, bensì surrogata in un sistema-mondo di interdipendenze e di
controlli
sovranazionali (di ordine finanziario e industriale), seguiti dal fallimento delle vie nazionali alla indipendenza,
che portarono al potere legale ceti politici ed economici omologhi per cultura acquisita presso i vecchi signori
e pertanto sprovvisti di quei requisiti culturali per gestire una autodeterminazione auto-centrata dei popoli, sino
a ripristinare schiavitù endogene piuttosto che esogene. I movimenti di liberazione, in altri termini,
mimando logiche di dominio, e mimetizzandosi dietro le ingiunzioni
di schierarsi in uno dei due campi geopolitici ed economici, hanno tradito aspettative di sviluppo economico,
politico e sociale autocentrato, e condotto al collasso intere regioni del globo terrestre, in stretta
complicità con
i padroni di ieri.
Legame sociale A ciò va aggiunto come la moltiplicazione
all'infinito di stati nazionali sul pianeta abbia frammentato un
villaggio che, per contro, si trova mai come prima ad essere sempre più interdipendente in numerosi
ambiti, da
quello comunicativo a quello tecnologico, da quello economico a quello sociale, da quello ambientale a quello
scientifico. Si ha la netta sensazione che viene a mancare una corretta percezione della globalità di un
villaggio
in cui ciascuna collettività si trova a vivere rinchiusa entro confini nazionali, i quali separano e
dividono,
anziché costituire una sorta di interfaccia aperta alla pluralità degli apporti singolari. Le barriere
escludono
invece di includere esperienze visibili dappertutto che, d'altronde, l'interdipendenza complessa del villaggio
globale spingerebbe a confrontarsi, a rapportarsi, a dialogare reciprocamente. Il pericolo di salvaguardare
identità chiuse di gruppo, che è all'origine dei risorgenti spettri del razzismo, del
nazionalismo e dell'integralismo politico e religioso, va controbilanciato con iniziative di contaminazione
culturale non egemonica, che siano stimolatrici o produttrici di nuove culture, le quali a loro volta sappiano
tutelare l'evoluzione di ciascuna identità arricchendosi con quanto di meglio il villaggio globale
può e sa offrire,
in un gioco felice di innesti e di scambi reciproci e paritari, equi e orizzontali, capaci di offrire un rinnovato
spirito di umanità cosmopolita all'altezza con le realtà planetarie. L'insistenza
di ciascuno in questa palla che è la terra dovrebbe spingerci alla ricerca di un legame sociale
coestensivo a tutti gli abitanti del pianeta, frutto di un intreccio vivo e polifonico delle culture e degli
stili di vita
presenti nel villaggio globale. Una cultura dei diritti umani può offrire una tale sintesi? E' questa la
scommessa
di tutte le iniziative legate ad essi, compresa la nostra, limitata all'area mediterranea. I diritti umani, in
un'ampia accezione di diritti di tutela e di rispetto della dignità della persona a fronte di
qualunque istanza di autorità, di affermazione della specificità dell'uomo e della donna
qualunque siano i vincoli
ed i contesti ambientali in cui si trovano a vivere, possono rispondere a tali esigenze di espletare concretamente
una sensibilità umanitaria che sotto ogni latitudine riesca a costituire una condizione linguistica e
culturale
trasversale a tutte le comunità territoriali. In tal senso, la cultura dei diritti umani dovrà ancora
liberarsi dai segni
di una occidentalizzazione del mondo affinché non serva strumentalmente da cuneo dissimulato per
rinnovare
imperialismi culturali e volontà neo-colonialiste.
Sviluppo economico equo Comunque, la solidarietà che lega gli
abitanti del villaggio globale è tale solo se riesce ad offrire gli strumenti
idonei affinché ciascuno pervenga indipendentemente all'autonomia politica, culturale, economica e
sociale,
colmando ritardi e deficit di ineguaglianza. Nell'ambito dei diritti umani, vanno quindi ricompresi a pieno titolo
i diritti relativi ad un ambiente ecologicamente sano, ad una organizzazione dei servizi sociali efficienti e
calibrati sulle esigenze effettive ed alle condizioni materiali di partenza delle singole comunità (che
costituisce
il vero senso dell'espressione «servizio pubblico»), ad uno sviluppo economico equo ed auto-centrato
rispondente alla sensibilità dell'individuo e del gruppo, ad un percorso di auto-governo in cui ciascuno
possa
partecipare da protagonista alla vita politica della propria comunità.
Civiltà secolari Solo innescando simultaneamente questa
molteplicità di scambi orizzontali, reciproci e paritari, sarà possibile
istituire gradatamente un legame sociale specifico del villaggio globale, nel quale le differenze non siano
diseguaglianze, potendo convivere in maniera egualitaria e solidale, senza egemonie di unità di misura
sotto
cui piegarsi in forme camuffate di dipendenza ora politica, ora economica, ora culturale, ora legata a modelli
sociali. L'obiettivo ambizioso dell'Osservatorio sui diritti umani dell'area mediterranea è proprio
quello di restituire al
Mediterraneo quel carattere di culla fertile di civiltà secolari nella quale le popolazioni e le culture
possano
compenetrarsi, confrontarsi, dialogare e cooperare affinché si innalzi il livello di condizioni materiali
e spirituali
di vita. Lo scambio reciproco e orizzontale tra popolazioni produrrà l'insorgenza di istanze di
auto-trasformazione co-solidale tra diverse realtà posizionate su diversi gradi di consapevolezza sociale
dei propri
diritti. Il monitoraggio costante dell'esercizio dei diritti umani, sociali e ambientali (inclusi i diritti politici ed
economici degli esclusi, dei deboli, dei minori, delle donne, delle minoranze indigene, degli immigrati)
rappresenterà lo spazio comune di confronto e di comunicazione reciproca, volto a superare
incomprensioni e
diffidenze alimentate da insufficienti relazioni di conoscenza reciproca.
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